A quarant’anni compiuti da poco, Valentina Fontana è una donna realizzata: Figlia e sorella amata. Moglie e mamma felice. Ma, anche e soprattutto, imprenditrice di successo. Da alcuni anni, è l’orgogliosa Vicepresidente dell’azienda familiare, il noto Fontana Group, multinazionale con sede a Lecco, leader nella produzione di carrozzerie per auto di lusso. Ma non solo. Nel 2008 ha fondato Altreforme, un piccolo gioiello imprenditoriale specializzatosi nella progettazione di oggetti di arredo design in alluminio. Incontro con una businesswoman solare, perfezionista, determinata e ambiziosa. Una musa ispiratrice, mentore per il dipartimento di Strategia Aziendale dell’Università Bocconi dove si è laureata in Business Administration. 

Dopo diverse proficue esperienze lavorative in Italia e all’estero, nel 2006, sei infine subentrata nel business familiare. Cosa ti ha motivato a farlo? 

La consapevolezza che ci fosse bisogno di un aiuto da parte di una persona di fiducia e al tempo stesso con un’adeguata formazione, che potesse traghettare quest’azienda, da realtà familiare ad una multinazionale a gestione manageriale. Ho capito che in quel momento avrei potuto fare molto per l’azienda. E che, forse, avrei potuto farlo solo io. Soprattutto quindi per senso del dovere nei confronti della mia Famiglia e di mio Padre che ha dedicato tutta la sua vita a questa realtà, che è molto più di un lavoro per tutti noi.

Nel 2008, hai fondato la tua azienda altreforme. Ci racconti di questo tuo progetto personale nell’ambito del design? Un sogno nel cassetto da bambina ben nascosto?  

In realtà no: i miei sogni da bambina erano molto più razionali e business oriented. La passione per lo stile e per il design è nata dopo, grazie ad alcuni viaggi e all’esplorazione di mondi diversissimi da quelli in cui sono cresciuta. Ho sicuramente sempre avuto una forte vena creativa. Ma prima di allora essa era rivolta solo ad attività di strategia e di business, mai ad un mondo prettamente creativo. Altreforme è nata più da un’idea di diversificazione della realtà produttiva di Famiglia che da una reale esigenza o da una passione artistica. Quest’aspetto si è sviluppato solo in seguito.

 

Foto: Courtesy of Altreforme

A proposito, come ti è venuta in mente l’idea di battezzarla altreforme? 

Cercavo un nome che fosse italiano e che raccontasse, più o meno esplicitamente, questo stesso progetto. Da qui è nato il nome altreforme, inteso appunto come volontà di raccontare forme nuove, diverse sia dall’automotive (storico business di Famiglia) che dal design. E, ció, grazie alle nostre uniche ed innovative tecnologie di lavorazione. Altro è quello che fa la differenza. E per me è un vero e proprio mantra di vita: fin da piccina infatti, non tollero la scontatezza, l’uniformarsi al coro e la mediocrità.

In questa bella sfida, non sei sola. Al quotidiano puoi contare su una squadra affiatata di collaboratori, creativi, artisti e designer talentuosi come elena salmistraro, antonio aricò, marcantonio raimondi malerba. Come nascono queste fruttuose partnership artistiche? 

Insieme al mio team, ogni anno, ricerchiamo personalità di carattere che sappiano raccontare qualcosa di diverso e fuori dagli standard approvati dai più. Cerchiamo chi, come noi, abbia voglia di stupire e sappia emozionare. Ricerchiamo il WOW-effect e chi sia in grado di crearlo con il nostro eclettico alluminio.

Come la maggior parte dei brand e delle aziende ormai, altreforme è presente su instagram con il suo account @altreforme_official seguito da oltre 13.000 follower. Una scelta strategica o una vera e propria necessità commerciale?

Una scelta necessaria e piacevole. Un tempo per un marchio non era possibile esistere senza avere fatto qualche pagina pubblicitaria o le più importanti fiere del settore. Oggi con i social network, se ben utilizzati, si ha un po’ la stessa opportunità, ancora più impattante, efficace ed anche, geograficamente, più ampia. Dico piacevole perché le soddisfazioni che si ricevono sono inaspettate e davvero appaganti: basti pensare che, senza avere un rivenditore a Los Angeles, siamo riusciti ad arrivare ad una famosissima cantante americana grazie ad IG e ad arredare casa sua. Se questi social non sono pura opportunità, non saprei come altro definirli!

Foto: Courtesy of @valentinafontanacastiglioni

Altreforme ha un’immagine decisamente fuori dal coro. Curatissima, coloratissima, positiva, arty chic e patinata. Ci hai pensato tu o hai un team dedicato che se ne occupa? 

In Altreforme, io definisco la direzione creativa e indico la linea da seguire. Ma questo non basta. Senza una squadra in grado di tradurre le mie idee in concretezza, tutte le mie visioni resterebbero solo nella mia testa. Non è né scontato né semplice trovare persone che capiscano perfettamente quello che hai in mente, che lo mettano su carta esattamente come lo faresti tu, anzi, dandoti anche, il loro prezioso valore aggiunto. Io ci ho messo un po’ ma, oggi, posso dire di aver raggiunto quest’obiettivo e di avere intorno a me un team di ragazzi in gamba, dedicati, bravissimi e soprattutto sufficientemente matti per comprendermi. 😉

Foto: Courtesy of Altreforme

Furniture with wow- effect. Un claim chiaro e diretto. Quanto marketing, c’è dietro ad un successo come il vostro? 

Il Marketing per noi è una conseguenza; il nostro animo folle non è studiato a tavolino. Si tratta di una scelta naturale e spontanea, nata da chi vuole fare qualcosa di diverso, senza grandi pretese di piacere a chiunque. Il WOW-effect non è per tutti e noi lo sappiamo bene. Il nostro mercato è una nicchia ristretta, e noi, per farci riconoscere da questo mercato dobbiamo parlare il suo stesso linguaggio. Quindi più che marketing, lo definirei piuttosto come una scelta linguistica pura.

Quanto pensi che avere una bella vetrina su un social così gettonato abbia influito sul business e sull’awareness aziendale negli ultimi anni? 

Molto, come dicevo prima per noi i social sono anche un mercato di sbocco; un canale non solo comunicativo ma anche commerciale. Oggi difficilmente si sceglie di esplorare un brand dal suo sito; la cosa più immediata è quella di andare sulla sua pagina IG e, lì, cercare di coglierne l’identità per decidere se si o no fa per me? è o non è quello che cerco? Per chi, come noi, ama distinguersi è molto facile trasferire la propria identità tramite questi mezzi; ci vuole “solo” un po’ di colore, di buon gusto e di capacità di stupire.

Foto: Courtesy of Altreforme

 

Nel settore della moda in particolare ma non solo, sono sempre più numerose le aziende che, per guadagnare visibilità, puntano sui controversi influencer. È un’opzione che potresti valutare? 

Non credo che gli influencer di oggi siano in grado di portare grande valore aggiunto in questo settore. Non ci sono ancora  personalità con la dovuta cultura e la dovuta immagine, capaci di essere credibili con prodotti di questo tipo. Ma nemmeno in generale in settori come il nostro. Un oggetto di arredo, di design non è esattamente un fast-good come la moda; coi nostri prodotti si cresce, crescono i nostri figli, li teniamo in casa per farci compagnia. Non possiamo permetterci di sceglierli solo perché li vediamo in case di altri; i nostri prodotti si scelgono perchè ci si rispecchia in loro, senza intermediari di mezzo. Per il futuro, se personaggi di spicco e di forte credibilità come giornalisti del calibro di Cristina Morozzi o qualche architetto importante decidessero di aprire un account IG e postare il loro concetto di design, allora sì che avremmo dei validi influencer anche per noi. Ma dubito che chi ami il design e abbia questo tipo di cultura possa pensare di prestare il fianco a qualunque tipo di promozione sociale. Gli influencer del design lo farebbero gratis, e anche con non poche critiche esplicite verso quello che non gradiscono.

 

Foto: Courtesy of Altreforme

 

Sul tuo account instagram personale @valentinafontanacastiglioni non esiti a condividere istantanei della tua vita privata quotidiana, in famiglia o con gli amici. Quanto è importante per te interagire con chi ti segue? 

Più che importante lo trovo molto divertente e utile. Grazie ai social ho conosciuto persone straordinarie, che mai probabilmente avrei avuto modo di conoscere di persona. Ci si riconosce tra i tanti che postano, ci si riconosce in un linguaggio comune, nell’ironia, nella profondità e nei valori. Lo so, sembra incredibile, ma da quello che uno posta, io colgo molto della sua personalità e penso che molti abbiano fatto la stessa valutazione di me. Chi nel bene, chi nel male.  Un po’ come nella vita, non si può piacere a tutti. Ma come si sceglie chi frequentare, qui si sceglie chi seguire, e se sai scegliere è molto bello e spunto di tante riflessioni.

Foto: Courtesy of @valentinafontanacastiglioni

 

Il successo richiede tempo, se duraturo. Prima di raggiungere il successo, sarai sicuramente anche tu fallita e caduta per rialzarti più forte di prima. Quale consiglio ti senti di dare a chi deve ancora salire gli scalini? 

Che sia dal punto di vista professionale che da quello personale, direi che il 50% del mio tempo, l’ho dedicato a fare prove e sbagli o a gestire le difficoltà di un errore. Che fosse una delusione, una persona sbagliata, una sconfitta vissuta, un business plan non realizzato. Poco cambia, la vita non può essere una continua discesa. La vita è fatta di salite e di discese; di prove e di ostacoli. E,  più si vuole salire in alto, più le prove sono dure perché devi superare avversari sempre più ambiziosi e capaci. Quello che posso dire a chi ancora deve salire gli scalini, ed è quello che poi cerco di insegnare a mia figlia ogni giorno, è che tutto quello che oggi sono, quello che oggi mi rende felice, orgogliosa di me, completa e soddisfatta arriva da una grande sconfitta. Amori sbagliati mi hanno permesso di cercare con più attenzione e consapevolezza, e di trovare la persona della mia vita; la sofferenza di non volersi accontentare di amici che non ti fanno stare bene e la volontà di allontanarsi dalla mia zona di comfort mi hanno permesso di essere circondata, oggi, da tante persone straordinarie ed insostituibili. Persone  che non mi sono trovata per caso lungo la mia strada, ma che ho cercato e scelto dopo aver conosciuto e deciso chi non avrei voluto avere intorno a me nel mio futuro. Errori, progetti poco fortunati, mi hanno donato l’esperienza e la capacità di buttare sempre il cuore oltre l’ostacolo, come sa fare solo chi, in qualche ostacolo, è già inciampato. Da quando sono adolescente nella mia camera, a casa dei miei genitori, c’è una bellissima frase di Beckett appesa al muro, una frase che ho poi deciso di appendere anche nel mio ufficio: Try again, Fail again, Fail Better. Ed è davvero così che si salgono i gradini della vita e, per chi resiste, del successo.

Ho letto che in passato hai fatto la ghost writer. Ci parli di questa tua esperienza insolita e decisamente fuori dal coro? 

È stato il mio primo lavoro dopo la laurea. Mentre scrivevo la tesi, il mio professore mi chiese di aiutarlo a scrivere un libro sulla storia dell’Alfa Romeo. “Ho letto i tuoi ringraziamenti, sono bellissimi, sono scritti benissimo. Per questo ho pensato che tu possa scrivere altrettanto bene il mio libro, che ne dici? Ah, ovviamente lo firmo io ;-)”. Ho pensato che solitamente scrivere un libro è una cosa che si fa da “arrivati” non certo all’inizio primordiale della propria carriera. Ma, come ho già detto, io sono per la diversità, e così gli ho risposto “Ok prof, affare fatto. Lo vedo come un buon auspicio al libro che un giorno scriverò, sempre io, ma ovviamente in quel caso anche firmato da me”. E così fu, ho rovistato per mesi all’archivio Alfa di Arese, conoscendo un mondo di straordinaria passione; ho intervistato ex manager dell’Alfa Romeo ormai in pensione, per catturare quel carisma che, allora, portò a fare di quella casa automobilistica una vera e propria leggenda.   Ho conosciuto manager che avevano in un certo senso scritto una parte della storia dell’automobile italiana. Li ho visti piangere nel raccontarmi quegli anni di selvagge lotte sindacali. Ho conosciuto la professionalità di chi lavora per amore, ed è stata un’occasione irripetibile che porterò sempre con me.

5 account che ci consigli di seguire

@federicomarchetti: È il fondatore di Yoox. Abbiamo iniziato entrambi nella stessa società di consulenza e ritengo abbia costruito una storia di successo meravigliosa e ricca di grandissime ispirazioni per me.

@miamidesigndistrict:  per sentirmi ancora un po’ di casa nella mia adorata Miami Downtown dove sono vissuta dopo l’esperienza da ghost writer

@corriere: per le fantastiche quote che non smetto mai di appuntarmi tra i post preferiti

@barbiestyle: perché è di grande giovamento alla bambina, amante dello stile e dell’estetica, che vive ancora in me.

@stefanofon: perché dai quei post riesco a vedere il mondo con gli occhi puri ed essenziali di mio fratello Stefano ed è come se girassi un po’ il mondo insieme a lui e al suo smisurato amore per la più vera semplicità (ma attenzione, il suo account è privato ;-))

Wanna Stalk?

@valentinafontanacastiglioni 

www.altreforme.com

 

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