LaVue Milano, di Marina Manfredi

LaVue Milano, di Marina Manfredi

La Vue Milano è il piccolo brand di gioielli che vogliono trasmettere magia, simbolismo, italianità. Ma è soprattutto la più grande scommessa di Marina, che dal mondo dello styling ha deciso di realizzare i suoi sogni creando il suo brand. 

La Vue, “la vista” in francese, è un nome scelto per ricordarci che è molto più importante ”vedere” (e non solo ”guardare”) ciò che sta oltre alle cose: percepirne l’essenza, coglierne la particolarità, lasciarsi stupire dall’inaspettato! Ecco perché i suoi pezzi sono lavorati a mano nell’intento di donare a ciascuno di essi unicità, carattere, irriverenza, mantenendo una forte impronta di femminilità, erotismo ed italianità.

Cosa ti ha ispirato a creare La Vue? Com’è stato il tuo processo creativo?

Ho sempre avuto una grande creatività, repressa nel tempo da lavori che non mi rendevano felice e mi facevano sentire poco realizzata. Ho creato LaVue Milano per questo motivo, avevo bisogno di un riscatto. Ho iniziato creando piccoli oggettini assemblati e poi sono passata alla produzione artigianale.
 

Qual è stata l’importanza di Instagram nel processo di awareness di La Vue, soprattutto in questo periodo in cui tutto è online?

Instagram è stato fondamentale. Mi ha permesso di arrivare a moltissime persone, esprimendo la mia creatività a livello visivo. Sono riuscita a ricreare un mondo in cui molte persone si sentono rappresentate.
 

Photo: @lavuemilano

Quali sono state le principali sfide che hai dovuto affrontare come female founder durante questo periodo?

In primis, ho dovuto togliere i paletti che io stessa mi ero posta. Avevo il posto fisso e intorno a me tanti mi dicevano “Ma sei matta a rinunciare al contratto indeterminato?  E quando sarai madre chi ti pagherà la maternità? ” 
Ho molta voglia di diventare madre, ma anche di essere imprenditrice.
Il mio obiettivo è essere imprenditrice e madre allo stesso tempo, sono stanca degli stereotipi che ci vengono attribuiti da sempre.
 

La Vue ha un concetto autentico e delicato di femminilità ed erotismo. Credi che le clienti che indossano La Vue cerchino, oltre a pezzi davvero unici, di trasmettere questa audacia e forza femminile?

Assolutamente si, solitamente chi sceglie i miei pezzi lo fa con una certa consapevolezza. Tutte le ragazze che ho avuto il piacere di conoscere di persona, si sono rivelate per molti aspetti simili a me. Con tutte loro potrebbe nascere un’amicizia! (Ammetto che con molte è successo). E i ragazzi? Non dimentichiamoli, sono pochi ma anche loro sono super sul pezzo!
 

Photo: @lavuemilano

Come vedi il futuro di La Vue?

Roseo come il mio feed⭐
Voglio arrivare all’estero, piano piano. 
Non voglio fare passi falsi, cerco sempre di fare attenzione all’autenticità.
 

Quali sono i tuoi 5 profili Instagram preferiti che dobbiamo assolutamente seguire?

@ali.ceramiche è geniale, crea delle cose in ceramica veramente uniche.
@ama.djonou che realizza queste tipiche cinture africane fatte di perline, che hanno una storia secolare dietro, tutta da scoprire, è un piccolo brand in crescita!
@personalbrandingkit , idea geniale e divertente per avere la spinta giusta se vuoi cambiare la tua vita lavorativa!
@nin.handmade li adoro, prima o poi spero di collaborarci!
@belfioricouture favoloso, so come lavora. 100% fatto a mano e con cura e attenzione, diventerà grande, lo so!

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Revenge Shopping: La moda dopo il Covid-19

Revenge Shopping: La moda dopo il Covid-19

L’anno scorso abbiamo accompagnato il Revenge Shopping, nome dato agli eccessi nella “shopping therapy” da parte dei consumatori dopo l’astinenza dallo shopping nei punti vendita durante il lockdown. Dopo oltre un anno di pandemia, tutto indica che il fenomeno del Revenge Shopping guiderà il retail ancora nei prossimi mesi.

Avviato in Cina, a metà maggio dello scorso anno, quando il paese è stato uno dei primi a uscire dalla quarantena, il fenomeno si è potuto osservare anche in altri paesi, ed è diventato una possibilità di ripresa economica, soprattutto nel mercato del lusso. Un esempio: Hermès ha guadagnato $ 2,7 milioni nella sua boutique principale nel centro commerciale Taikoo Hui, di Guangzhou, il primo giorno dopo che le restrizioni si erano allentate nel 2020.

Photo: Hermès

I maggiori beneficiari, senza dubbio, sono i centri commerciali, che sono stati in gran parte decimati dalla pandemia. E quando i negozi iniziano a riaprire, offrono ai consumatori un posto dove fare acquisti in più negozi in un unico viaggio. Nel caso di Milano, possiamo vedere lo stesso effetto sulla nostra Corso Vittorio Emanuelle II o Buenos Aires.

Oltre al vaccino, i consumatori sono armati anche delle facilità di pagamento e ritiro dai negozi, quindi sono in grande parte ansiosi di tornare a fare lo shopping, soprattutto visitandoli di persona (che diventa un’altra occasione per indossare un nuovo look). Inoltre, con più persone che escono a cena, viaggiano e tornano a lavorare in ufficio, è probabile che i consumatori spendano di più in vestiti.

E questo si traduce non solo in un movimento di consumo, ma anche di stile: lo Revenge Fashion. Le persone hanno voglia di nuove esperienze, di contatto fisico e del ritorno alla normalità. E cosa può significare dopo più di un anno indossando loungewear a casa? Outfit super WOW per tutte le occasioni. Le persone vogliono essere viste di nuovo, e la moda è un ottimo modo per farlo.

Image may contain Clothing Apparel Human Person Footwear Shoe Sleeve Sunglasses Accessories Accessory and Boot

Photo: Vogue

Anche se non tutti i consumatori sono desiderosi di spendere di nuovo, soprattutto i milioni di persone che devono ancora affrontare i problemi economici causati dalla pandemia, molte persone sono ottimiste riguardo al Revenge Shopping. E il fatto che i consumatori siano pronti a uscire e spendere può essere un segno che le cose stanno andando nella giusta direzione verso una nuova versione della normalità.

Ti sei unito al Revenge Shopping o al Revenge Fashion? Qui non vediamo l’ora di poter sfoggiare liberamente i nostri look per le strade di Milano!

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Creatività ai tempi di overload di informazioni

Creatività ai tempi di overload di informazioni

In questi giorni riceviamo sempre molte informazioni. Le notizie si muovono con una velocità assurda e ogni minuto compaiono nuove persone, brand, soggetti e social network.. questo carico di informazioni è overwhelming, e sembra che siamo sempre “dietro” a tutto ciò che succede.

Allo stesso tempo, sembra che non ci sia nulla di nuovo. C’è tanto da vedere ma a volte la sensazione è che non ci siano così tante novità o innovazioni in ciò che viene fatto o detto. Sembra che tutte le buone idee siano già state utilizzate e questo ci genera sempre più un blocco creativo.

Succede anche a te? Quindi, ecco cinque consigli per mantenere la tua testa sempre fresh e la tua creatività in movimento:

 

1. Rivaluta le persone che segui

Siamo diventati un riflesso dell’ambiente in cui viviamo, quindi dobbiamo stare molto attenti alle nostre influenze. Le persone che segui su Instagram ti portano davvero qualcosa di bello o le segui perché sono famose? Hai pensato di seguire persone di altri universi, che hanno storie diverse da raccontare?

 

Photo: Unsplash

2. Fai più le cose che ami

Non è perché lavori con i social media che dovresti immergerti in Instagram per trovare references. Le idee più creative appariranno mentre non le cerchi!
Quindi vai a fare una passeggiata, dedicati ai lavori manuali come dipingere, fai una torta o guarda un documentario su qualche argomento insolito su Netflix. Osservare l’ambiente intorno a te è un ottimo modo per rinfrescare le idee!

 

3. Scopri nuovi argomenti

La ricerca di contenuti inerenti solo ai segmenti che ti piacciono ti lascerà sempre in una bolla limitata che raramente porta qualcosa di nuovo.
Va bene consumare contenuti su moda, design, lifestyle, beauty e altri argomenti che ti piacciono.. Ma che ne dici, di tanto in tanto, di vedere le ultime notizie su tecnologia, startup, economia, etc?
Chissà, potresti finire per interessarti anche ad altri argomenti!

 

 

Photo: Unsplash

 

4. Cambia social media

Siamo anche noi dipendenti da Instagram, ma la verità è che ci sono anche molte cose interessanti in corso su Reddit, Clubhouse, Youtube, etc. Spesso, il semplice scorrimento del feed di Instagram non ti porta nulla di nuovo e può limitare ulteriormente la tua creatività.

 

5. Impara ad ascoltare!

Le persone hanno SEMPRE storie, esperienze e idee interessanti da condividere, e più ti permetti di ascoltare, più arricchisci le tue conoscenze e stimoli la tua creatività. Ricorda che nessuno è meglio o peggio di chiunque altro per avere un background diverso!

 

In generale, una testa creativa è una testa in movimento. Il segreto, quindi, è mai accontentarsi di vecchie idee, temi e abitudini di consumo. Apriti al nuovo e noterai molte differenze nel tuo processo creativo!

 

 

 

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La cucina 2.0 di Martina Parati [Aka Piattiny]

La cucina 2.0 di Martina Parati [Aka Piattiny]

Martina Parati ,  Aka @piattiny,  ha sempre avuto una grande passione (e talento) per la gastronomia, un hobby nato nei suoi ritagli di tempo tra lavoro e vita milanese. Grazie però all’ozio creativo del lockdown e al supporto degli amici, il suo hobby si è sviluppato in un progetto culinario fresco, giovane e dall’animo accattivante.

Nel suo profilo Piattiny,  Martina presenta le sue ricette super gustose, abbinate ad un look meraviglioso e nomi super fresh!

Martina, classe 1988 e un background da art director, condivide ricette per tutti i giorni, rigorosamente alla finestra. Semplicità, colore e accostamenti originali sono gli ingredienti che caratterizzano i suoi piattiny.

In una collab tra Piattiny e Pignacolada, Martina ha creato una colazione in stile pigna,  un delizioso toast con yogurt al cocco e ananas caramellata con lo sciroppo d’acero, chiamato Lookin’ Fine

 

 

Photo: Colazione in stile Pigna by @piattiny

 

Scopri di più sul suo progetto:

Da dove nasce l’idea di avviare il progetto @piattiny?

Piattiny è sempre esistito. È stato sempre presente nelle mie colazioni, nei miei pranzi a casa o portati in ufficio e nella mia merenda puntuale delle 4. Poi, causa lockdown e spinta da molti amici, ho deciso di condividerlo con gli altri: inizialmente è stato un po’ un passatempo poi con il crescere della community i contenuti sono divenuti più costanti. 

Così è nato Piattiny e caso vuole che io sia Tiny.

 

Il settore food è ampiamente esplorato su Instagram. Qual è stata la tua strategia per innovare nei contenuti e sfuggire ai modi comuni di pubblicare i piatti?

Ogni volta che mi ritrovavo in un account di ricette (ne ho sempre seguiti tantissimi, forse troppi) mi sembrava di essere inondata da una valanga di immagini. Non trovavo un ordine, avevo la necessità di un indice visivo. Così, sfruttando anche il mio background da art director, ho cercato di differenziare il mio account dando un taglio più fresh.

 

 

Photo: @piattiny

 

Qual è stato il più grande motivo di orgoglio che il progetto ti ha portato fino ad oggi?

 Vedere ogni giorno qualcuno che replica le ricette che posto, ogni volta è wow!

 

Qual è il ruolo dei social network per i piccoli imprenditori? Sei sempre stata una social media addicted o li usi più professionalmente?

È il canale più immediato per arrivare al pubblico, il modo più semplice per avere un contatto diretto con i follower. Piattiny è nato durante una mia lunga quarantena da covid e mi ha permesso di rimanere connessa con il modo esterno. È avvenuto tutto naturalmente essendo sempre stata una social media addicted.

 

Photo: @martinaparati

 

Che consiglio daresti a chi, come te, vuole fare di una passione un lavoro?

Ahahahahaha this is not my job (YET) 

 

 

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Il futuro degli eventi virtuali

Il futuro degli eventi virtuali

In un mondo remoto, i brand devono trovare modi unici per superare le barriere e massimizzare il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico per rimanere competitivi quest’anno.

L’interazione tra design, contenuto e coinvolgimento del pubblico si sta rapidamente evolvendo dopo un anno in cui le esperienze a distanza hanno dominato il modo in cui brand, aziende e persone si sono collegate. Lo schermo è diventato sia la nostra finestra sul mondo che il nostro palcoscenico per le videochiamate sul posto di lavoro, gli eventi sociali di Zoom, i concerti dal vivo solo online e i summit virtuali. 

Poiché l’effetto novità di queste esperienze è già passato, c’è bisogno di un rinnovato equilibrio tra immersione e coinvolgimento significativo.

Le esperienze interattive sono essenziali

Il desiderio di maggiori interazioni attraverso le piattaforme digitali ha portato alle tecnologie emergenti dei grandi marchi. Per esempio, Facebook ha lanciato Watch Together l’anno scorso per permettere agli utenti di vedere video a distanza in Messenger con gli amici. Il desiderio dei consumatori di rendere i contenuti digitali più interattivi con gli amici ha portato a una pletora di funzioni di app per il consumo condiviso di video con piattaforme di streaming come Disney+, Netflix, Hulu, Amazon e Twitch che hanno introdotto le loro offerte nel 2020.

Photo: Facebook

Questa tendenza sta facendo il salto dall’intrattenimento al business. Mmhmm, un prodotto di presentazione virtuale creato per rendere le riunioni virtuali più divertenti, ha recentemente raccolto 31 milioni di dollari prima del lancio. Che sia per lavoro o per gioco, c’è una crescente domanda dei consumatori per esperienze digitali coinvolgenti, che sono parte integrante di eventi di successo.

Nonostante la nostra continua dipendenza dalle esperienze virtuali, i marchi e le aziende hanno una grande opportunità di mantenere il pubblico impegnato mescolando le performance dal vivo, gli ambienti sociali integrati e la partecipazione del pubblico attraverso le piattaforme.

Personalization is king

Simile alla partecipazione di persona, ai partecipanti agli eventi virtuali non dovrebbe essere offerta una strategia unica per tutti. Dobbiamo ricordare che il mondo ha sperimentato collettivamente lo spostamento l’anno scorso, lasciandoci una sensazione di disconnessione dalle comodità familiari sia grandi che piccole. Come tale, trovare nuovi modi per tradurre e ricreare emozioni e comodità offline in ambienti online è la chiave per iper-personalizzare il tempo trascorso davanti a uno schermo.

Ci sono stati alcuni leader eccellenti in questo spazio all’inizio. Salesforce sapeva di dover passare al virtuale per abbracciare la connettività prima del suo evento annuale World Tour all’inizio di marzo 2020. L’azienda ha dato ai partecipanti una scelta per il loro livello di engagement con elementi interattivi durante l’esperienza e registrazioni video disponibili dopo. La loro diversità di scelta ha permesso ai membri del pubblico di scegliere quali contenuti erano più rilevanti per loro, rendendo questo un summit globale di successo con 80.000 spettatori livestream e 1,2 milioni di visualizzazioni video attraverso i canali sociali.

Guardando al futuro, la diversità di scelta e la personalizzazione continueranno a distinguere i ritrovi poco brillanti dalle connessioni virtuali inventive, coinvolgenti ed eccezionali che massimizzano l’impatto.

Going green

L’impatto ambientale positivo degli eventi virtuali non può essere negato. Nonostante le sfide nell’eliminazione della fatica virtuale, i marchi hanno l’opportunità di contribuire alla salvaguardia del nostro pianeta come mai. Adottare l’uso di software che aiutano a ridurre la crescente impronta di carbonio è parte integrante degli sforzi di sostenibilità.

Ad un livello macro, gli eventi virtuali permettono un numero maggiore di partecipanti globali, diminuendo l’impressione ambientale dei meeting di massa. Eliminano anche l’impatto di carbonio dei viaggi aerei, dei trasporti via terra e degli alloggi in loco, che rappresentano un potenziale danno a lungo termine per l’ambiente.

Una volta che sarà sicuro per noi riunirci di nuovo in grandi gruppi, trovare un equilibrio tra il catering del contatto faccia a faccia e continuare a promuovere la sostenibilità sarà il prossimo obiettivo.

What’s next

Photo: faber-av.com

L’anno scorso, molte organizzazioni hanno lottato per fare il necessario passaggio ad eventi digitali che mantenessero gli spettatori impegnati. Dopo un anno di stanchezza e di esaurimento dello schermo, le organizzazioni hanno l’opportunità di reinventare il loro approccio agli eventi virtuali mentre cercano di offrire esperienze lontano dagli spazi fisici in cui i clienti e i marchi hanno precedentemente interagito.

Integrando la personalizzazione e le tecnologie interattive agli sforzi di pianificazione degli eventi, gli organizzatori possono mantenere il pubblico attivo e impegnato, evidenziando al contempo l’impatto ambientale estremamente positivo dei loro affari virtuali.

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Sustainable fashion: what does it really mean?

Sustainable fashion: what does it really mean?

When it comes to sustainable fashion, the first thing that comes to mind are the pieces that are produced with natural or eco-friendly fabrics, or the changes in production processes. This often means less accessible and even more niche products, thanks to the higher costs of production or raw material.

However, this scenario has changed a little and the concept of sustainability in fashion has taken on a more comprehensive and accessible meaning. The sustainable bias in fashion has been considered not only from the perspective of the environment but also from the circular economy and the reduction of consumption.

Yes! Many people forget that sustainability is not just about recycling and ecology! According to the United Nations, “Sustainability” means “meeting the needs of current generations, without compromising the possibility of meeting the needs of future generations”. In other words: being sustainable means ensuring that the chain continues to function in a healthy way and to ensure its success this must be applied in all areas: economy, supply chain, people and of course the environment.

TUTELA AMBIENTALE E UTILIZZO EFFICIENTE DELLE RISORSE

Photo: www.armani.com

The fashion designer Giorgio Armani doesn’t think otherwise. In 2020, we saw a slowdown in consumption but an acceleration in production of brands who had the intention of making up for lost time and sales. Armani realised that this imbalance has lost its meaning today. “There has been a general extension of the life cycle of the collections in stores, also to cover losses during the most difficult times and this will lead to a less senseless discount policy. In my opinion, more should be done starting with design and production. We should abandon our irresponsible thinking pattern and adopt a greater social and environmental awareness because luxury is not fast fashion, not to mention that fast fashion also seems to have reached the end of its usefulness phase”- says the designer.

Moncler also has a sustainable agenda on its business, which has five priorities: climate change, circular economy, responsible supply chain, valuing diversity and supporting local communities. “It’s time to try new approaches, new ways of working and new actions to seek solutions even where we didn’t think we could find them”, points out Remo Ruffini, CEO of the brand.

Photo: www.monclergroup.com

This does not mean that concerns about the environment should not be an agenda for brands – also because in addition to all the changes in consumption with the pandemic since 2020, the world is also going through a major climate crisis that requires a lot of attention.

Miu Miu and Levi’s have this concern and bring fashion and creative alternatives to help. Between March and April this year, the Upcycled collection by Miu Miu will be launched, which promises to bring new life to the old pieces of the traditional jeans brand. We look forward to seeing it!

Miu Miu e Levi’s assieme nella collezione Upcyled

Photo: Instagram @miumiu

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