Le Unique ArtBags di Silvia Scaramucci

Le Unique ArtBags di Silvia Scaramucci

Alla soglia dei trenta, Silvia Scaramucci, giovane marchegiana originaria di Ascoli Piceno, è già un’imprenditrice di successo. Nel 2014 ha lanciato Demanumea, il suo brand di borse arty chic ed esclusivamente Made in Italy.  Incontro con una millenial ambiziosa, determinata e creativa a 360 ° che non intende, di sicuro, fermarsi qui.

Diventare un giorno imprenditrice era un tuo sogno nel cassetto da bambina?

Nella mia famiglia siamo tutti dei creativi in diversi settori e, fin da bambina, sono cresciuta con continui stimoli e impulsi. Diventare un’imprenditrice è sempre stato un sogno nel cassetto che sono riuscita a realizzare grazie alla mia audacia, alla mia caparbietà e agli studi intrapresi. Ho sempre voluto sorprendere me stessa e gli altri e, queste sono state le ragioni che mi hanno portata a diventare quello che sono ora: una piccola business woman che spera di diventare una vera imprenditrice. 

Quando nasce la tua passione per le borse?

Ho una forte passione per la moda fin da piccola. Ho voluto coltivarla intraprendendo degli studi presso lo IED a Milano. Questi ultimi mi hanno permesso di realizzare questo sogno incredibile.

Dopo esserti laureata presso lo ied di milano in shoes and accessories design nel 2012 e prima di metterti in proprio nel 2014, cosa hai fatto?

Dopo aver intrapreso gli studi presso lo IED di Milano in Shoes and Accessories ho lavorato in un’azienda di calzature per un breve periodo.
In seguito, un’idea folle mi ha portata a realizzare questo progetto, Demanumea, proponendo un prodotto di design completamente nuovo sul mercato.

Te lo avranno già chiesto mille volte, ma te lo chiedo comunque. Perché hai chiamato il tuo brand Demanumea?

Demanumea significa “dalle mie mani” in latino. Le mie borse vogliono proprio evidenziare questo forte legame che esiste tra la moda e gli artisti e gli artigiani che realizzano con le proprie mani e il proprio cuore questi capolavori unici.

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Courtesy of @demanumea_uniqueartbags

Posizionarti sul mercato con un prodotto di lusso da brand emergente, non è stata una decisione rischiosa, adesso che ci ripensi?

Si è stata una decisione rischiosa, ma volevo, e tuttora voglio, sfidare il mercato del lusso attraverso prodotti davvero unici e autentici, offrendo un prodotto artistico e senza tempo, che si pone in una nicchia di mercato senza competitor.

Dal 2015 in quanto creative director, ti sei circondata da una vera e propria crew di talentuosi designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori e orafi. Come li hai scelti?

Presentiamo le collezioni moda due volte l’anno e, a seconda del concetto a cui mi ispiro, scelgo i vari artisti tra pittori, tatuatori, scultori e orafi presenti nel nostro team creativo. La selezione avviene in due modi: da un lato collaboriamo con alcune note accademie italiane come quelle di Brera, Bologna, Rimini, Ravenna, selezionando giovani diplomati che hanno voglia di esprimersi liberamente e senza filtri e, dall’altro, collaboriamo con la Galleria Mazzoleni, uno dei nostri partner, selezionando artisti dal curriculum importante. Per quanto riguarda la realizzazione dei pezzi unici, invece, lasciamo libera espressione ai creativi proponendo nuovi prodotti ogni giorno.

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Courtesy of @demanumea_uniqueartbags

 

Hai per caso già creato perfino tu qualche modello?

Io mi occupo solo del design dei modelli, ma non nascondo che, una volta, mi sono divertita con delle resine, “giocando” a fare l’artista.

A soli 30 anni che compirai quest’autunno, si può dire che c’è l’hai fatta. Come credi che ci sei riuscita?

Credo di non essere ancora arrivata: il percorso è ancora lungo e tortuoso. Quello che sono riuscita a ottenere è solo grazie alla “follia” che non mi ha fatto avere paura nei momenti difficili e mi ha permesso di non abbattermi nelle difficoltà!

Che tipo di imprenditrice sei? Intraprendente?

Mi sono sempre reputata una ragazza curiosa e ambiziosa. Ho sempre cercato di seguire i miei sogni e nulla mi ha mai fermata pur di raggiungerli. In tutte le cose esistono momenti difficili, ma questi mi hanno spronata a non arrendermi, credo che tutto nella vita serva a qualcosa e che ogni contatto, esperienza sia utile in futuro.

Essere giovane imprenditrice significa anche avere tante responsabilità. Dovere gestire tante problematiche quotidiane. Sinceramente, a volte, non ti penti?

A volte si, ma la voglia di farcela per me e il mio team non mi fa arrendere. “Per godere dell’alba devi passare dalla notte”.

Quali sono, seconto te, le qualità indispensabili per potere intraprendere un percorso professionale come il tuo?

Caparbietà, testardaggine, voglia di mettersi alla prova, inventare e andare controcorrente: tutte caratteristiche che creano un mix perfetto per intraprendere un percorso professionale come il mio.

Da brava millenial, farai sicuramente un uso sfrenato dei social network. Quanto sono importanti per il tuo business?

Oggigiorno i social fanno parte della quotidianità, sono un mezzo per confrontarsi con le varie realtà, con i competitor e, soprattutto, con i nostri follower che apprezzano il nostro lavoro. In particolare un canale social come IG dove poter mostrare le nostre collezioni, le nostre collaborazioni e i nostri progetti futuri.
Personalmente non sono molto social, ma comprendo l’importanza di tali mezzi.

 

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Courtesy of @demanumea_uniqueartbags

Adesso che hai già alle spalle bei traguardi, cosa hai in programma per il tuo brand?

Vorrei che ci espandessimo a livello commerciale e vorrei aumentare le arti e i creativi da coinvolgere, magari contaminando ancora le loro arti. Il mio sogno nel cassetto rimane sempre quello di creare una “factory” dove tutti i miei artisti possano lavorare insieme nello stesso spazio.

Non si parla d’altro: l’Empowerment Femminile. Quanto è importante per te fare rete tra donne oggi?

Molto importante! Credo davvero nella forza delle donne.

Se tutta questa bellissima avventura non avesse funzionato, avevi per caso un piano b?

Sinceramente no! Sicuramente avrei intrapreso una carriera da designer per qualche altro brand, senza rischiare in prima persona.

5 account ig che ci consigliate di seguire

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Laboratorio Paravicini, di Costanza Paravicini

Laboratorio Paravicini, di Costanza Paravicini

Nel cuore di Milano c’è una bottega che è proprio come quelle di una volta. Si chiama Laboratorio Paravicini, è specializzato in ceramica decorata d’autore e dagli anni ‘90 decora con gusto raffinato le tavole di famiglie milanesi, ma non solo. L’idea nasce quasi 30 anni fa per mano di Costanza Paravicini, che ai tempi era alla ricerca di piatti e servizi per la tavola come quelli di una volta, artigianali ma perfetti anche per l’uso quotidiano. Non trovandoli sul mercato, decise di farseli da sola. Oggi il laboratorio è più aperto e laborioso che mai e Costanza ha due nuove aiutanti, le figlie Benedetta e Margherita Medici.

Qual è l’essenza del Laboratorio Paravicini?

La forte artigianalità della nostra produzione è la vera essenza del nostro lavoro.

Il laboratorio nasce per passione, quando è diventata una professione?

Negli anni siamo riuscite a migliorare molto nella tecnica e nella creatività. Il passo in più è stata la possibilità di personalizzare i piatti o di studiare un servizio sempre nuovo seguendo le specifiche esigenze di ogni cliente. Questo e la nostra immensa passione per ciò che facciamo hanno portato il Laboratorio a farsi conoscere sempre di più.

  

Ora siete un marchio riconosciuto, come avete fatto?

Abbiamo sempre cercato di portare avanti una produzione raffinata ed esclusiva. Riponiamo moltissima attenzione alla qualità della realizzazione di ogni piatto. Cerchiamo di seguire le esigenze e i desideri dei nostri clienti sviluppando ogni volta progetti nuovi creati specificatamente per loro.

Come vengono realizzati oggi i prodotti del Laboratorio Paravicini?

La produzione è tutta in ceramica al tornio rifinita a mano pezzo per pezzo. I nostri decori possono essere interamente dipiniti a mano ma anche realizzati a stampa o a incisione.

Da dove arriva l’ispirazione per i disegni?

Ovunque! Dalla tradizione settecentesca Europea agli spunti più contemporanei. Da riviste di Interni a mostre visitate recentemente.

Ma è vero che i vostri piatti possono andare in lavastoviglie?

Certo! Abbiamo sempre desiderato che i nostri prodotti potessero essere utilizzati anche nel quotidiano. Ciò è possibile grazie al decoro sotto vetrina che lo rende indelebile, eccetto per l’oro e il platino che sono sopra e che per questo motivo sono più delicati.

laboratorio-paravicini

Courtesy of @laboratorioparavicini

Quali sono i vostri canali di vendita?

Vendiamo direttamente ai nostri clienti privati qui in laboratorio e su ordinazione via mail ai clienti più lontani. Da poco abbiamo aperto un nuovo e-commerce: www.paravicini.it. Inoltre, siamo presenti sulla piattaforma Artemest.com che vende eccellenze artigianali italiane soprattutto sul mercato Usa. Infine, grazie a Moda Operandi abbiamo fattto diversi Trunk-Show e vendiamo anche in alcuni negozi a NY, Palm Beach, Florida, Madrid, Parigi e Londra.

Come fa un laboratorio artigianale a sopravvivere nell’era del digitale?

Bisogna stare al passo coi tempi, proporre ogni anno nuove collezioni con decori nuovi che raccontino qualcosa. E, soprattutto, bisogna “mettersi in vetrina” sui Social Network. Il nostro canale Instagram funziona molto bene e ci porta molto lavoro. Anche per questo abbiamo da poco lanciato il nostro nuovo e-commerce.

Quanto è importante una presenza social di questi tempi?

Importantissimo!! Ormai la gente ti cerca quasi solo su Instagram e vuole vedere subito cosa fai. Il sito è già passato.

Il posto più lontano da cui avete ricevuto un’ordinazione?

Grazie a Instagram siamo arrivate davvero ovunque. Non ce lo saremmo mai aspettate. I posti più lontanti forse sono stati Australia, Giappone e America.

Laboratorio-Paravicini-2018

Courtesy of @laboratorioparavicini

 

Tu e le tue figlie, due generazioni a confronto, come vi rapportate al vostro business?

Ognuno porta avanti il suo! Costanza segue la parte più creativa e dipinge sempre lei tutti i primi campioni che poi possono essere realizzati anche dalle nostre abili decoratrici; Benedetta e Margherita seguono un po’ tutto dalla produzione, ai clienti privati e non, la comunicazione, le nuove collezioni ma anche le spedizioni e le richieste più particolari.

Qual è il soggetto principale della vostra ultima collezione?

Gli uccelli del Paradiso, sei uccelli diversi e coloratissimi poggiati su una palma dalle linee fortemente geometriche. E’ una collezione che ha riscosso tantissimo successo, ma ora stiamo già pensando alla prossima..

Il consiglio per una tavola sempre perfetta?

In famiglia amiamo mescolare piatti dal decoro simile ma tutti diversi. Posate, salini, oliere e centrotavola che raccontino una storia. Solo pezzi particolari che insieme creano un’atmosfera e uno stile solo tuo!

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Hue Table Stories, di Ambra Poli

Hue Table Stories, di Ambra Poli

Ambra Poli è la fondatrice di Hue Table Stories, una linea di tessuti per la tavola. I prodotti, tutti realizzati in lino italiano, sono tagliati, cuciti e tinti a mano in singole tonalità o differenti sfumature per rispecchiare al meglio la personalità dell’acquirente. Da qui, HUE, ovvero tonalità, “ricette” di colori, per la tavola. Ambra nasce come props stylist. Si definisce molto curiosa ed è proprio questa curiosità che la spinge a ricercare la creatività in tutte le sue forme.

Come descriveresti hue table stories?

Un sogno di colori che prende vita sulle tavole di chi ama artigianalità e fibre naturali.

Ci racconti la storia dietro ogni prodotto hue?

Ogni storia Hue nasce nella Mansarda-Lab dove confeziono e tingo personalmente i miei prodotti. Il lino, rigorosamente italiano, viene tinto in capo e assume così caratteristiche uniche. Il passaggio finale è la profumazione, ormai diventata una nota distintiva e per tradizione spetta ad Alessandro, il mio fidanzato.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi prodotti?

Nel mondo che mi circonda, nella natura e nella città. Osservando materiali di versa provenienza e facendo MOLTA ricerca fotografica. Ma, soprattutto, testando le reazioni del colore rispetto a fibre differenti.

Da dove arriva questo amore per i dettagli?

Sicuramente dalla mia famiglia! Mia mamma è una fiorista e mio papà un architetto: mi hanno trasmesso un grande amore per i materiali, i lavori manuali e la creatività in genere. Tutte passioni che richiedono una grande cura per i dettagli.

Il particolare che non può mai mancare in una tavola:

Senza dubbio, direi i fiori. Indipendentemente dalle scelte di mise en place, danno vita alla tavola!

Quando hai deciso che la tua passione sarebbe diventata una professione?

Ho deciso di buttarmi dopo un riscontro molto positivo. E ora mi dedico a HUE quasi a tempo pieno. Ma prima che diventi la mia professione a tutti gli effetti, devo fare ancora dei passi avanti. Non c’è mai fine al miglioramento!

Courtesy of @huetablestories

Qual è stato il primo passo per mettere su il tuo business?

Oltre a tutto il lavoro di ricerca, i primi veri passi sono stati la realizzazione del sito e la registrazione del marchio. Mi hanno fatto capire che il progetto stava prendendo un’altra direzione.

La lezione che hai imparato facendo l’imprenditrice?

Sul lavoro non esiste amicizia, potrebbe sembrare una affermazione scontata ma in realtà non lo è poi così tanto.

Come ti sei proposta sul mercato?

Restando fedele al mio modo di essere e ai miei gusti. Ma, soprattutto, mettendo in risalto ciò che mi differenzia: il colore. Ciò che riesce a dare un forte valore anche a un semplice articolo. Infine, ho puntato sull’artigianalità che dà sempre quel quid in più rispetto alle alternative industriali.

L’importanza di una presenza sul digitale?

Per me la presenza sul digitale è tutto. Amo Instagram. È un canale semplice e immediato per far conoscere il mio prodotto in Italia e all’estero, per entrare in contatto con tantissime persone e un ottimo modo per raccontare la mia storia.

Courtesy of @huetablestories

Senti ma dicci la verità, quanto ci metti ad apparecchiare prima di mangiare?

Non so se posso dirlo, ma in realtà pochissimo!! Non utilizzo quasi mai i miei tessuti per apparecchiare. Spesso scelgo i canovacci dell’Ikea come tovagliette 🙂

5 account da seguire su Instagram:

@verdenius

@handandfire

@elvis_robertson_ceramics

@sundaysuppers

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Annie Mazzola, l’agente di modelle e showgirl 2.0

Annie Mazzola, l’agente di modelle e showgirl 2.0

Annie Mazzola è un’agente di modelle, una showgirl 2.0 ma soprattutto l’amica che avete sempre desiderato. Sì perché sul suo profilo Instagram, da più di 30K follower, Annie racconta tutta la sua vita e fa ridere ogni giorno moltissime persone. Il tutto con una sincerità sconcertante. Durante la settimana lavora nell’agenzia D’Management, di sera e nei weekend si dedica alla sua carriera da entertainer. I primi passi nel settore li muove grazie a Freeda – memorabili i Trend di Mercato (Papiniano e Piazzale Cuoco) – e ben presto viene notata da Stefano Gabbana che la chiama per realizzare un video backstage di una sfilata. Da lì iniziano a crescere i follower, ma anche le collaborazioni. In occasione di questa nuova stagione della moda, abbiamo incontrato Annie per parlare con lei di social network, influencer e ovviamente di Moda.

#Annielicious, un hashtag o uno stile di vita?

Uno stile di vita e soprattutto un modo di essere, il MIO, che poi è sempre lo stesso fin da quando sono piccola ma è diventato “realtà virtuale” con l’hashtag.

Non sei un’influencer, non sei una blogger, cosa sei?

Sono un entertainer 2.0: ci ho messo un po’ a trovare il termine giusto, ma è questo. Non ho un blog, non scrivo quasi mai neanche nelle stories. Io parlo (tantissimo) e racconto la mia vita, il mio lavoro, le mie collaborazioni in modo spontaneo e senza filtri. Come mi viene 🙂 

Però sei influente… il segreto?

Nessun segreto, sono me stessa e racconto tutto come lo racconto ai miei amici o ai miei genitori. Non ho costruito un personaggio per renderlo “adatto a Instagram”. Io sono davvero così! Spesso incontro persone che mi seguono e dovresti vedere lo stupore quando mi dicono: “sei esattamente come nelle stories”. Ed è vero, ma d’altronde come dovrei essere? Meno simpatica o spontanea? Assolutamente no!

Perché essere simpatica, invece che tirarsela?

È un atteggiamento che non mi appartiene. Anzi, trovo che tirarsela sia abbastanza triste. Lavoro e mi impegno perché mi piace quello che faccio, ogni risultato che raggiungo mi rende felice e orgogliosa, mi da la carica per impegnarmi sempre di più! Insomma, tutto ciò che faccio lo faccio perché fa star bene me, non per farlo vedere agli altri.

La cosa più bella che ti è accaduta grazie ai social network:

Ho avuto la possibilità di realizzare dei sogni che avevo nel cassetto fin da piccola. La lista è ancora lunga ma spero prima o poi di spuntare tutti i punti.

Hai tanti follower su Instagram e continui a lavorare… allora è possibile?

Certo che sì! Sono molto organizzata e, in base agli orari di ufficio riesco a dividere le mie giornate tra moda e “tutto il resto”. Non è sempre facile ma ne vale davvero la pena!

Courtesy of @anniemazzola

Senti ma dato che sei sincera: lavorare nella moda, com’è?

“Bella la moda, ma non ci vivrei” (Questa è mia, eh)

Un consiglio per tutti coloro che continuano a inviare cv?

Fate benissimo! Io ne ho mandati tantissimi soprattutto dopo il liceo quando mi sono detta “università non mi avrai, voglio trasferirmi a Milano e lavorare lì!”. Così sono arrivata, ospite a casa di un mio amico, e in due giorni, 48h, ho portato CV a mano in tutti i negozi in cui avrei voluto lavorare. Uscivo la mattina alle 10:00 e rientravo alle 20:00, agguerritissima!

Domanda verità: contano più i follower o la moda?

Conta sapere cosa stai facendo, dove stai andando e dove vuoi arrivare. Non fatevi abbagliare e non dimenticate mai la vostra vera natura. Sembrano frasi prese da Pinterest con la ricerca “quotes sulla vita” ma la penso davvero così: è molto facile “perdersi” e farsi trasportare da successi momentanei. Restate con i piedi per terra!

Courtesy of @anniemazzola

La moda secondo Annie:

Indossate ciò che vi fa sentire a vostro agio e NON BUTTATE VIA NIENTE! Non si sa mai cosa può tornare in auge!

Il must-have di questo inverno?

Per quanto mi riguarda, un classico che non ho mai abbandonato.. LA POLENTA.

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a parte il mio? 🙂

@designdain

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Elisa Guidarelli, la Wedding Dog Sitter dei VIP

Elisa Guidarelli, la Wedding Dog Sitter dei VIP

Elisa Guidarelli è l’ideatrice di Wedding Dog Sitter, il primo servizio in Italia di dogsitting professionale per matrimoni. Pensato appositamente per tutti coloro che non lascerebbero mai a casa il proprio migliore amico, durante il giorno più importante della loro vita. Il progetto nasce nel 2010 ma è subito un successone. Il segreto?! L’empatia che Elisa riesce ad avere con gli animali. Probabilmente dovuta al fatto che i primi 6 anni della sua vita li ha passati in giro per l’Oceano Indiano, a pieno contatto con la natura.

Ma in che senso in giro per l’Oceano?

Incredibile ma vero! Quando avevo 6 anni e mia sorella Micaela 1, i miei folli genitori hanno deciso di lasciare tutto per seguire il loro sogno. Hanno venduto l’azienda di famiglia, hanno comprato una barca a vela, l’Antares, e siamo partiti alla volta di posti strepitosi. Da Fiumicino (RM) siamo arrivati in Malaysia, Thailandia e Nuova Zelanda!

Come descriveresti la tua infanzia?

LA MIGLIORE CHE POTESSI DESIDERARE. Le fondamenta di ciò che sono oggi.

   

Courtesy of weddingdogsitter.com

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Una scelta coraggiosa quella dei miei genitori, che mi ha permesso di crescere a strettissimo contatto con la natura e di imparare tantissimo da essa. Grazie alla mia infanzia, ho ben presente quanto sia importante capire, rispettare e apprezzare la natura. Perché vivere su un pianeta meraviglioso come il nostro, di cui siamo ospiti e non padroni, è un privilegio. E non dobbiamo dimenticarlo. Quando si coglie un fiore, bisogna ringraziare la piantina per averci concesso tanta bellezza. Quando incontri un animale, devi rispettare la sua natura, i suoi spazi e la sua indole.

Il tuo primo animale domestico?

Ho avuto animali di tutti i tipi, ma il primo è stato un alano di nome Tibet.

Quando hai deciso di lanciare Wedding Dog Sitter?

Wedding Dog Sitter è nato nel 2010, da una mia necessità, mi stavo per sposare e volevo che i miei due cani (ora ne ho 5 🙂 ) partecipassero a quella giornata. Ma in Italia NON ESISTEVA un servizio di questo genere. Nessuno ci aveva mai pensato! Allora, visto che di esperienza con i cani ne avevo tantissima (nasco professionalmente come toelettatrice) mi sono detta, lo faccio io! Se è servito a me servirà sicuramente a qualcun’altro… e così è stato!

Come ti sei proposta al mercato?

In primis ho deciso come volevo strutturare il mio lavoro, definito i miei valori, la mia etica e quello che questo servizio doveva dare e come doveva fare la differenza in questa Italia ancora poco dog-friendly. Ho registrato il marchio, creato un blog, iniziato a lavorare con i social e a costruire una Brand reputation. Poi le interviste, su Tv e stampa mi hanno aiutata tantissimo!

Quanto è importante avere una presenza online?

È tutto! Ancora la gente non lo capisce, non capisce quanto sia importante curare questo aspetto del proprio business, non semplicemente come la propria vetrinetta virtuale ma costruendo una reputazione online, fare la differenza rispetto ai propri competitor, fare storytelling…. Insomma per me ha significato TUTTO.

Come hai ricevuto la tua prima richiesta?

Da una ragazza che aveva letto un mio articolo sul primissimo blog che avevo aperto e su cui avevo lavorato molto riguardo all’indicizzazione.

Cosa serve per diventare i numeri uno?

Il coraggio di differenziarsi. Mai essere la brutta copia di qualcuno o qualcosa. Servono caparbietà e determinazione! Servono dei valori da NON tradire mai e da portare avanti.

Quanto è aumentata la visibilità di wedding dog sitter dopo i matrimoni vip?

Hanno aiutato un bel po’, ma devo ammettere che mi sono impegnata moltissimo per avere la massima resa. Ho chiesto ai miei clienti di scrivere delle recensioni, ho realizzato dei video e ho prodotto una montagna di contenuti da realizzare. Se non curi questi aspetti, nessuno saprà ciò che hai fatto 😉

Ti è mai capitato un cliente a 4 zampe “capriccioso”?

Certo, capitano spesso, ma tutto sta nel metodo di lavoro che ho creato e che applichiamo. Andiamo a costruire in varie fasi, una vera e propria relazione con il cane diventando per lui un punto di sicurezza, la sua certezza in una giornata che può essere stressante se non viene gestita correttamente. Il risultato è che a fine matrimonio ti si spezza il cuore nel vederli piangere quando vai via!

Un consiglio per chi ha una bella idea ma deve partire da 0?

Trovare un’idea che li differenzi, fissare dei valori imprescindibili, darsi una mission e una vision, fissare gli obiettivi giusti e cercare di perseguirli. E poi… consiglierei a tutti coloro che lavorano con i cani di partecipare ai miei corsi di formazione “Dog Business Revolution”: per chi non si accontenta e vuole passare da essere un professionista a fare IMPRESA. Condividerò con i partecipanti le strategie e i retroscena che mi hanno permesso di far diventare Wedding Dog Sitter un’azienda di successo con numeri e fatturati che per quanto riguarda i servizi nel mondo della cinofilia non ha eguali!

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