5 motivi per lavorare con Micro Influencers

5 motivi per lavorare con Micro Influencers

Quando si tratta dei social media, abbiamo imparato una volta che i numeri contano.

Ma non è questo che dicono gli ultimi approfondimenti.

I brand e le agenzie hanno fatto a gara per spendere un sacco di soldi per lavorare con influencers con un seguito altissimo, ma le ricerche dicono che i micro influencer sono l’opzione migliore per coloro che desiderano più conversioni…

Il termine “micro-influencer” si riferisce a quelli con un seguito piccolo ma dedicato, di solito fino a 100k. Su Instagram, tendono a far crescere il loro seguito attorno a una nicchia con un appeal visivo come cibo, moda, beauty, lifestyle e viaggi.

Una buona notizia è che ultimamente Instagram sta supportando sempre più i piccoli creatori, il che rende il loro reach ancora migliore. Quindi ecco 5 motivi per cui dovresti scegliere i micro influencer per la tua prossima campaign:

1. Loro hanno un pubblico più fedele e indirizzato

Quando hai milioni di follower con interessi diversi, potrebbe essere difficile creare contenuti che piacciano a tutti. I micro-influencer creano contenuti sugli argomenti che li appassionano e le loro comunità condividono la stessa passione.

2. Loro sono più credibili e autentici

I micro influencer dicono che promuovono solo i prodotti che userebbero. Mai più pubblicità fake come quelle che vedevamo in TV. Loro tendono a connettersi al marchio di cui stanno parlando e questa autenticità è chiara anche per le loro comunità.

3. Loro hanno un coinvolgimento migliore

Poiché hanno una piccola comunità di persone che condividono le stesse passioni, più persone tendono a interagire con i loro contenuti. Questo tende anche a ottenere conversioni migliori, poiché i follower dei micro influencer si fidano davvero di ciò che dicono e fanno.

4. Loro sono più economici

In un mondo di Chiara Ferragni, le campagne con gli influencer hanno iniziato a costare un sacco di soldi. Ecco un altro vantaggio di lavorare con micro influencer: loro sono più accessibili, più economici e più convenienti.

5. Loro sono più “easy”

I micro influencer vogliono crescere e ottenere più clienti, quindi faranno del loro meglio per fornire i migliori risultati per te. Non sono “celebrità”, fanno parte della squadra di lavoro.

Hai altre domande sull’influencer marketing? Assicurati di chiedere a tutti loro sul nostro Instagram e resta sintonizzato perché sta arrivando qualcosa di molto interessante!

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Non è tutto rosa, il progetto di Paolina Consiglieri

Non è tutto rosa, il progetto di Paolina Consiglieri

Dopo un periodo di profonda crisi, in cui tutte le certezze di Paolina Consiglieri erano crollate, lei ha deciso di dare una svolta alla sua vita e di dare ascolto alla vera Paolina, senza aver paura di buttarsi e rischiare. Grazie al suo podcast “Non E’ Tutto Rosa” e alla community che sta crescendo sempre di più, ha finalmente la possibilità di dare voce a tutte quelle donne che hanno bisogno di farsi sentire e  ritrovare la propria strada, imparando ad ascoltare il proprio cuore, con coraggio e tanto amore per il prossimo.

Cosa facevi prima di creare Non è tutto rosa? Cosa ti hai portato a crearlo?

Prima dell’arrivo di Non è tutto rosa, ho sempre lavorato nella moda. Nel 2015 avevo aperto il mio blog dedicato ai talenti emergenti del fashion system e da lì ho sviluppato questo progetto nel corso degli anni. Mi sono specializzata in Social Media Marketing e ho avuto l’opportunità di insegnare in varie accademie, cercando di trasmettere il mio bagaglio di esperienza e tanto studio. L’anno scorso è stato un anno di svolta perché per la prima volta, mi sono posta la fatidica domanda: “Ma perché lo stai facendo? Cosa vuoi realmente?” e soprattutto, “Qual è il tuo posto nel mondo?”. Mi sono risposta con la massima sincerità e ho capito che in realtà, non stavo dando il giusto valore a me stessa e agli altri. Quindi volendo condividere ciò che ho imparato da questo periodo di crescita personale, ho deciso di raccogliere storie di donne, raccontando i loro percorsi, le loro cadute, insicurezze e fallimenti, per aiutare tutte coloro che si ritrovano in un periodo difficile o che non riescono a trovare il coraggio di amarsi e credere in loro stesse.

Quale sono le principali scoperte che hai avuto in questo percorso?

Le scoperte più belle sono state le persone meravigliose che ho incontrato, persone che, senza chiedere nulla in cambio, mi hanno supportato, aiutato, consigliato, in nome della famosa solidarietà femminile (e non solo :D). Sono sempre stata una persona introversa, molto restia e abbastanza diffidente. Questo progetto mi ha aperto gli occhi. Ho capito definitivamente che, da sol*, non si va da nessuna parte.

Non è tutto rosa On the Road sta per arrivare. Ci potresti spiegare cos’è e cosa vuoi realizzare con questa nuova fase del progetto?

Non è tutto rosa è ufficialmente un’associazione no-profit con la quale voglio, da ora in poi, aiutare nel concreto tutte quelle ragazze che non hanno la possibilità economica per investire nella loro crescita professionale, fornendo corsi di formazione, eventi di networking e supporto psicologico per la parte di crescita personale. Una delle iniziative che sto organizzando è appunto Non è tutto rosa On the road, il primo evento di networking femminile, completamente itinerante. Partiremo con un van dalla Sicilia e risaliremo tutta l’Italia, fermandoci in diverse tappe, allestendo una zona di incontro intorno al camper per accogliere, tra un pasticcino, un calice di vino o un caffè, le ragazze si prenoteranno e ci verranno a trovare, per parlare dei propri progetti, delle idee che hanno e che vorrebbero realizzare, per creare rete e per chi volesse, registrare la propria storia per il podcast! Le cose che faremo durante l’evento sono tantissime, come girare un documentario! Per rimanere aggiornate, seguiteci su @nonetuttorosa!

Secondo te, qual è la parte migliore e la parte peggiore di essere donna in Italia?

Andrò controcorrente e dirò che preferisco parlare dei lati positivi. I problemi sono tanti, la disoccupazione femminile è altissima rispetto agli altri paesi e questo è davvero deludente, ma voglio focalizzarmi su ciò che possiamo fare, nel concreto, tutte insieme. Come disse Emma Goldman: “La vera emancipazione non inizia nè nei seggi elettorali nè nei tribunali: inizia nell’anima della donna”. E’ da lì che dobbiamo partire per cambiare le cose. Più donne felici avremo, più forti saranno, più coraggio avranno di seguire i propri sogni, ascoltare la propria voce e darle sfogo.

Ci consiglieresti 5 profili instagram da seguire subito?

Grazie a Non è tutto rosa ho scoperto tantissime ragazze in gamba che si stanno impegnando duramente per realizzare i loro progetti, quindi non vi consiglierò profili seguitissimi che già tutti conoscono. Vi consiglio profili di progetti emergenti, ma che secondo me hanno tanto potenziale e hanno bisogno di supporto!

1. @Duende.cloud, un progetto di due ragazze che vuole portare avvicinare le nuove generazioni al collezionismo, con un focus sui talenti emergenti del mondo dell’arte.

2. @Cineprofile, una pagina nuovissima, di una vera appassionata del cinema e aspirante regista, per veri appassionati di cinema! Racconta il mondo del cinema e chi ne fa parte.

3. @Fuoridalfunnel, un blog che parla di comunicazione, marketing e innovazione, tutto al femminile!

4. @ragazzedaffari, avvicina in modo fresco e accessibile, le donne, al mondo degli affari e della negoziazione.

5. @youthmagazineit, un team al femminile che racconta storie di giovani e dei loro progetti

 

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LaVue Milano, di Marina Manfredi

LaVue Milano, di Marina Manfredi

La Vue Milano è il piccolo brand di gioielli che vogliono trasmettere magia, simbolismo, italianità. Ma è soprattutto la più grande scommessa di Marina, che dal mondo dello styling ha deciso di realizzare i suoi sogni creando il suo brand. 

La Vue, “la vista” in francese, è un nome scelto per ricordarci che è molto più importante ”vedere” (e non solo ”guardare”) ciò che sta oltre alle cose: percepirne l’essenza, coglierne la particolarità, lasciarsi stupire dall’inaspettato! Ecco perché i suoi pezzi sono lavorati a mano nell’intento di donare a ciascuno di essi unicità, carattere, irriverenza, mantenendo una forte impronta di femminilità, erotismo ed italianità.

Cosa ti ha ispirato a creare La Vue? Com’è stato il tuo processo creativo?

Ho sempre avuto una grande creatività, repressa nel tempo da lavori che non mi rendevano felice e mi facevano sentire poco realizzata. Ho creato LaVue Milano per questo motivo, avevo bisogno di un riscatto. Ho iniziato creando piccoli oggettini assemblati e poi sono passata alla produzione artigianale.
 

Qual è stata l’importanza di Instagram nel processo di awareness di La Vue, soprattutto in questo periodo in cui tutto è online?

Instagram è stato fondamentale. Mi ha permesso di arrivare a moltissime persone, esprimendo la mia creatività a livello visivo. Sono riuscita a ricreare un mondo in cui molte persone si sentono rappresentate.
 

Photo: @lavuemilano

Quali sono state le principali sfide che hai dovuto affrontare come female founder durante questo periodo?

In primis, ho dovuto togliere i paletti che io stessa mi ero posta. Avevo il posto fisso e intorno a me tanti mi dicevano “Ma sei matta a rinunciare al contratto indeterminato?  E quando sarai madre chi ti pagherà la maternità? ” 
Ho molta voglia di diventare madre, ma anche di essere imprenditrice.
Il mio obiettivo è essere imprenditrice e madre allo stesso tempo, sono stanca degli stereotipi che ci vengono attribuiti da sempre.
 

La Vue ha un concetto autentico e delicato di femminilità ed erotismo. Credi che le clienti che indossano La Vue cerchino, oltre a pezzi davvero unici, di trasmettere questa audacia e forza femminile?

Assolutamente si, solitamente chi sceglie i miei pezzi lo fa con una certa consapevolezza. Tutte le ragazze che ho avuto il piacere di conoscere di persona, si sono rivelate per molti aspetti simili a me. Con tutte loro potrebbe nascere un’amicizia! (Ammetto che con molte è successo). E i ragazzi? Non dimentichiamoli, sono pochi ma anche loro sono super sul pezzo!
 

Photo: @lavuemilano

Come vedi il futuro di La Vue?

Roseo come il mio feed⭐
Voglio arrivare all’estero, piano piano. 
Non voglio fare passi falsi, cerco sempre di fare attenzione all’autenticità.
 

Quali sono i tuoi 5 profili Instagram preferiti che dobbiamo assolutamente seguire?

@ali.ceramiche è geniale, crea delle cose in ceramica veramente uniche.
@ama.djonou che realizza queste tipiche cinture africane fatte di perline, che hanno una storia secolare dietro, tutta da scoprire, è un piccolo brand in crescita!
@personalbrandingkit , idea geniale e divertente per avere la spinta giusta se vuoi cambiare la tua vita lavorativa!
@nin.handmade li adoro, prima o poi spero di collaborarci!
@belfioricouture favoloso, so come lavora. 100% fatto a mano e con cura e attenzione, diventerà grande, lo so!

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Revenge Shopping: La moda dopo il Covid-19

Revenge Shopping: La moda dopo il Covid-19

L’anno scorso abbiamo accompagnato il Revenge Shopping, nome dato agli eccessi nella “shopping therapy” da parte dei consumatori dopo l’astinenza dallo shopping nei punti vendita durante il lockdown. Dopo oltre un anno di pandemia, tutto indica che il fenomeno del Revenge Shopping guiderà il retail ancora nei prossimi mesi.

Avviato in Cina, a metà maggio dello scorso anno, quando il paese è stato uno dei primi a uscire dalla quarantena, il fenomeno si è potuto osservare anche in altri paesi, ed è diventato una possibilità di ripresa economica, soprattutto nel mercato del lusso. Un esempio: Hermès ha guadagnato $ 2,7 milioni nella sua boutique principale nel centro commerciale Taikoo Hui, di Guangzhou, il primo giorno dopo che le restrizioni si erano allentate nel 2020.

Photo: Hermès

I maggiori beneficiari, senza dubbio, sono i centri commerciali, che sono stati in gran parte decimati dalla pandemia. E quando i negozi iniziano a riaprire, offrono ai consumatori un posto dove fare acquisti in più negozi in un unico viaggio. Nel caso di Milano, possiamo vedere lo stesso effetto sulla nostra Corso Vittorio Emanuelle II o Buenos Aires.

Oltre al vaccino, i consumatori sono armati anche delle facilità di pagamento e ritiro dai negozi, quindi sono in grande parte ansiosi di tornare a fare lo shopping, soprattutto visitandoli di persona (che diventa un’altra occasione per indossare un nuovo look). Inoltre, con più persone che escono a cena, viaggiano e tornano a lavorare in ufficio, è probabile che i consumatori spendano di più in vestiti.

E questo si traduce non solo in un movimento di consumo, ma anche di stile: lo Revenge Fashion. Le persone hanno voglia di nuove esperienze, di contatto fisico e del ritorno alla normalità. E cosa può significare dopo più di un anno indossando loungewear a casa? Outfit super WOW per tutte le occasioni. Le persone vogliono essere viste di nuovo, e la moda è un ottimo modo per farlo.

Image may contain Clothing Apparel Human Person Footwear Shoe Sleeve Sunglasses Accessories Accessory and Boot

Photo: Vogue

Anche se non tutti i consumatori sono desiderosi di spendere di nuovo, soprattutto i milioni di persone che devono ancora affrontare i problemi economici causati dalla pandemia, molte persone sono ottimiste riguardo al Revenge Shopping. E il fatto che i consumatori siano pronti a uscire e spendere può essere un segno che le cose stanno andando nella giusta direzione verso una nuova versione della normalità.

Ti sei unito al Revenge Shopping o al Revenge Fashion? Qui non vediamo l’ora di poter sfoggiare liberamente i nostri look per le strade di Milano!

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Nicolò Gavazzi, lo startupper che scommette sulla creatività

Nicolò Gavazzi, lo startupper che scommette sulla creatività

Cambiare rotta. All’improvviso. Tornare a studiare. Per reinventarsi. Mollare l’ambita  professione di Investment banker per diventare un imprenditore a tutti gli effetti. Come suo padre. È la scelta – professionale e personale- coraggiosa di Nicolò Gavazzi, founder di UP TO YOU ANTHOLOGY, l’innovativa piattaforma di e-commerce specializzatasi nella produzione e commercializzazione di borse di lusso. Progettate da designer, noti e non. Incontro con un neo startupper ambizioso che crede, più che mai, nella creatività. Talented people are always welcome!

Come la maggior parte di chi, come te, studia e si laurea presso la prestigiosa università  Bocconi di Milano, immagino che tu abbia sempre avuto tra i numerosi sogni nel cassetto quello di intraprendere una carriera da imprenditore?

È vero, negli anni di studio all’università si ha la possibilità di sognare tanto sulla propria futura vita lavorativa; anche perché tutto deve ancora succedere. E così mi sono immaginato una carriera in ogni paese del mondo, a lavorare in ogni settore possibile, manager di multinazionali o fondatore di start-up… insomma, con la fantasia si fa presto a sognare. Certamente fare l’imprenditore era uno dei miei sogni. Anche perché è  la professione di mio padre

 

Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

Dopo esserti laureato nel 2006 e aver lavorato nell’ambito bancario presso le sedi milanesi di Morgan Stanley e Lazard, nel 2010, hai deciso di cambiare rotta: sei volato nella Grande Mela per riprendere a studiare e frequentare un M.B.A presso la Columbia University. È stato proprio in quel momento che hai capito cosa avresti fatto da “grande”?

L’MBA è stata un’esperienza incredibile. Tornare a studiare dopo qualche anno di lavoro è stato molto stimolante (oltre che molto divertente!). Vivere a New York è di per se un’esperienza pazzesca ma non soltanto: vi ho incontrato tantissime persone interessanti e infine ho studiato per imparare! Durante l’MBA andavo in giro dicendo di avere due uniche certezze:  non sarei tornato nel settore dell’investment banking e non sarei andato a lavorare in Boffi, l’azienda di famiglia. In realtà, dopo pochi mesi ero in Boffi, dopo aver accettato la proposta di mio padre di diventare il responsabile per l’area Asia. Un’opportunità imperdibile che si è poi rivelata proficua.

Quanto ti hanno preparato al tuo recente ruolo di neofounder della piattaforma di e-commerce UP TO YOU ANTHOLOGY, le tue esperienze lavorative da Hermès, Boffi, De Padova o più recentemente da Gallo?

L’esperienza in Boffi | De Padova è stata fondamentale per la mia crescita professionale. Occupandomi di commerciale prima in Asia poi in Europa e nel mondo, ho imparato a interagire con praticamente tutte le culture così come a ragionare come brand globale. Gestendo un network di negozi di proprietà ho imparato quanto è importante una gestione trasparente, empatica ed efficiente delle persone. E, infine, a fianco di mio padre che ha deciso di rendermi partecipe della maggior parte delle decisioni aziendali, ho imparato la gestione dell’azienda a 360°. In Hermès e in Gallo, ho avuto modo di cimentarmi con il settore della moda: in Hermès, mi occupavo di merchandising e buying, mentre in Gallo, di strategia. Tutte queste esperienze hanno sicuramente contribuito a prepararmi a questo progetto, anche se, poi, quando mi sono buttato in questa nuova avventura, tante cose sono risultate nuove. E affrontarle da solo si è rivelato una vera e propria sfida.  Mi sono sentito un po’ come alla nascita della mia primogenita Margherita: Si può anche essere preparati ma poi, nella realtà, ogni giorno è una sfida nuova… certamente fare il papà è molto più difficile che fare l’imprenditore!

Prima del lancio ufficiale, avvenuto lo scorso 5 dicembre 2019, quanto è stato lungo e difficoltoso la concretizzazione di questo tuo progetto personale?

Avevo già scritto un draft di business plan qualche anno fa. Ma è a fine febbraio del 2019 che ho iniziato a lavorare seriamente al progetto, concretizzatosi, infine, in una decina di mesi. All’inizio, mi sono confrontato con Piero Lissoni, il quale mi ha dato un feedback positivo. Insieme al fratello Massimo, mi hanno aiutato con la corporate identity e con l’immagine coordinata. Successivamente, ho iniziato a lavorare al sito e ho coinvolto nel progetto una persona che lavorava in De Padova su tessuti e pelli, esperta del mondo della pelletteria. Ho risolto così, in gran parte, la fase produttiva e quella di sviluppo di prodotto. In un secondo step, con l’obiettivo di creare una collezione di prodotti interessanti, sono andato in cerca di altri noti designer. Conosciuti in occasione dell’edizione 2019 del Salone del Mobile o di viaggi a Tokyo, Londra, New York e in Germania. Ma grazie anche a conoscenze  personali e all’aiuto di mio padre e a quello di Giulio Cappellini. Poi ho trovato una persona per la produzione/logistica e operations, una per l’e-commerce, due persone per seguire i designer, gli shooting fotografici, la stampa e gli eventi. E il 5 dicembre del 2019- data di lancio ufficiale del sito www.uptoyouanthology.com –, abbiamo organizzato un evento a Milano: oltre alla presentazione organizzata in una biblioteca rinascimentale delle borse, appese al soffitto con corde colorate, ogni due ore, le modelle hanno sfilato per strada.

 

Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

  

In che cosa UP TO YOU ANTHOLOGY si distingue dalla solita piattaforma di e-commerce?

UP TO YOU ANTHOLOGY dà al designer i pieni poteri sulla sua borsa. Senza nessun limite alla sua creatività. Racconta lui al cliente la propria ispirazione. Come ha sviluppato il progetto con la produzione. Sceglie lui le foto o i video che racconteranno la sua creazione. Così come il prezzo di vendita. È la sua borsa! Per il cliente, è un’esperienza di acquisto fantastica e davvero speciale in quanto ha una connessione più diretta e personale con il creativo che ha pensato il prodotto.

 Instagram @uptoyouanthology

 

Forse conviene anche chiederti, a questo punto, perché si chiama così. Non temi che sia un nome un po’ complicato da memorizzare per il consumatore finale medio?

È vero che è un nome complicato! Però, secondo me, è molto coerente con il progetto. Per la scelta del nome ho organizzato una cena con amici creativi. Abbiamo pensato a tantissimi nomi in italiano e in inglese, lunghi o corti, affascinanti o ironici. Dopo qualche giorno di riflessioni notturne, una coppia di questi amici ha proposto “UP TO YOU”. Mi è piaciuto molto perché suona bene e spiega bene il concetto base di questo progetto, ovvero che le decisioni sul prodotto e sulla gestione del prodotto sono a carico del designer stesso. Purtroppo, il mio avvocato mi ha obbligato a cambiarlo perché era già registrato in altri paesi, e anche perché il dominio uptoyou.com costava troppo. A quel punto, però, mi ci ero affezionato e, difficilmente, riuscivo a pensarne altri. Allora abbiamo pensato di aggiungere una parola ed è diventato “UP TO YOU COLLECTION”. Quando con Lissoni Graph.x, art director di Boffi, stavamo ideando il logo, loro mi hanno suggerito di cambiare il nome in UP TO YOU ANTHOLOGY. Perché, in effetti, più che una collezione si tratta di un’antologia di progetti interessanti.

Immagino che per accrescere la vostra visibilità, a breve e medio termine, farete leva sul marketing con un’apposita comunicazione: Tradizionale ma anche e soprattutto 2.0?

Se, sicuramente per far conoscere un e-commerce, tutta la comunicazione che avviene online risulta più immediata, in quanto il lettore incuriosito può andare direttamente sul sito, ovviamente, non trascuriamo la comunicazione tradizionale La vera sfida è riuscire a comunicare, fin da subito, a livello globale. Idealmente, vorremmo investire su Giappone, Stati Uniti e Italia, anche perché molti nostri designer provengono da questi paesi. Ci piacerebbe accompagnare le campagne online con eventi offline. Nel 2020, vorremmo organizzare un evento a Tokyo e a New York.

In merito, avete già qualche piano strategico specifico per la gestione dei vostri account social? Instagram?  Tik Tok?

Per ora, ci stiamo concentrando su Intagram (@uptoyouanthology) e Facebook. I prossimi saranno LinkedIn e forse, Pinterest. Certamente teniamo sotto controllo altri possibili social media emergenti ma se decideremo di aprire un nuovo social media, andrà presidiato con cura, tempo….e budget. Invece stiamo lavorando per lanciare una campagna di crowdfunding su Kickstarter. Ci auguriamo di avere il supporto della comunità di Kickstarter per riuscire ad accelerare la crescita della brand awareness nel mondo, per investire in eventi e digital media e per poter finanziare più progetti di studenti. Se stiamo già lavorando con studenti della Bocconi a Milano e della Columbia Business School a New York, vorremmo poter lavorare con molti più studenti in giro per il mondo.

 Minima Hula Hoop by Leonardo Talarico, Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

In meno di sei mesi di attività online, sono tanti i noti designer che hanno collaborato con voi: Giulio Cappellini, Elena Salmistraro, Leonardo Talarico, Naoto Fukasawa… Come sono nate queste proficue partnership creative?

Negli anni in Boffi ho avuto modo di conoscere molti designer del mondo dell’architettura/design. Mi è sembrato interessante proporre loro una sfida in un ambito diverso dal loro. E devo dire che tutti sono stati molto incuriositi e stimolati da questa sfida. Credo che il mondo del design e quello della moda siano abbastanza vicini e che, contaminandosi, siano in grado di generare idee interessanti. In effetti, le borse che hanno disegnato, sono più oggetti di design. Meno accessori. Un mix di funzionalità e di estetica. Semplici ma originali.

 

Greta by Elena Salmistraro, Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

Da un paio di anni ormai, sono tanti i brand italiani e/o esteri che coinvolgono influencer per campagne, capsule collection. Potreste ipotizzare anche voi di convincerne alcune a farvi da designer per progetti ad hoc?

Certo. La piattaforma si presta molto ad eventuali influencer, desiderosi di disegnare un prodotto e di provare a venderlo. Non è semplicissimo trovare una catena produttiva e, soprattutto, una distributiva: UP TO YOU ANTHOLOGY si prende cura delle fasi di sviluppo di prodotto, della produzione e della vendita. Se un influencer ha un’idea innovativa per una borsa, deve semplicemente disegnarla e poi promuoverla, quello che le/gli influencer sanno fare di meglio!

Se non ho ancora un nome ma ho tanta creatività e sogno da sempre una mia borsa, UP TO YOU ANTHOLOGY è la piattaforma giusta per me?

Certamente! Io stesso- che non ho certamente un background da creativo- anni fa, avevo disegnato una borsa per una mia fidanzata di allora. Avevo provato a farla produrre a mia nonna ma il risultato non era stato esattamente quello che volevo. Ora grazie ad UP TO YOU ANTHOLOGY, la borsa che avevo sognato è diventata realtà.

 

Cherry Bag by Nicolò Gavazzi, Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

3 account che ci consigli di seguire…

@greatbigstory

@knowthismind

@dezeen

 

 

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