Nicolò Gavazzi, lo startupper che scommette sulla creatività

Nicolò Gavazzi, lo startupper che scommette sulla creatività

Cambiare rotta. All’improvviso. Tornare a studiare. Per reinventarsi. Mollare l’ambita  professione di Investment banker per diventare un imprenditore a tutti gli effetti. Come suo padre. È la scelta – professionale e personale- coraggiosa di Nicolò Gavazzi, founder di UP TO YOU ANTHOLOGY, l’innovativa piattaforma di e-commerce specializzatasi nella produzione e commercializzazione di borse di lusso. Progettate da designer, noti e non. Incontro con un neo startupper ambizioso che crede, più che mai, nella creatività. Talented people are always welcome!

Come la maggior parte di chi, come te, studia e si laurea presso la prestigiosa università  Bocconi di Milano, immagino che tu abbia sempre avuto tra i numerosi sogni nel cassetto quello di intraprendere una carriera da imprenditore?

È vero, negli anni di studio all’università si ha la possibilità di sognare tanto sulla propria futura vita lavorativa; anche perché tutto deve ancora succedere. E così mi sono immaginato una carriera in ogni paese del mondo, a lavorare in ogni settore possibile, manager di multinazionali o fondatore di start-up… insomma, con la fantasia si fa presto a sognare. Certamente fare l’imprenditore era uno dei miei sogni. Anche perché è  la professione di mio padre

 

Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

Dopo esserti laureato nel 2006 e aver lavorato nell’ambito bancario presso le sedi milanesi di Morgan Stanley e Lazard, nel 2010, hai deciso di cambiare rotta: sei volato nella Grande Mela per riprendere a studiare e frequentare un M.B.A presso la Columbia University. È stato proprio in quel momento che hai capito cosa avresti fatto da “grande”?

L’MBA è stata un’esperienza incredibile. Tornare a studiare dopo qualche anno di lavoro è stato molto stimolante (oltre che molto divertente!). Vivere a New York è di per se un’esperienza pazzesca ma non soltanto: vi ho incontrato tantissime persone interessanti e infine ho studiato per imparare! Durante l’MBA andavo in giro dicendo di avere due uniche certezze:  non sarei tornato nel settore dell’investment banking e non sarei andato a lavorare in Boffi, l’azienda di famiglia. In realtà, dopo pochi mesi ero in Boffi, dopo aver accettato la proposta di mio padre di diventare il responsabile per l’area Asia. Un’opportunità imperdibile che si è poi rivelata proficua.

Quanto ti hanno preparato al tuo recente ruolo di neofounder della piattaforma di e-commerce UP TO YOU ANTHOLOGY, le tue esperienze lavorative da Hermès, Boffi, De Padova o più recentemente da Gallo?

L’esperienza in Boffi | De Padova è stata fondamentale per la mia crescita professionale. Occupandomi di commerciale prima in Asia poi in Europa e nel mondo, ho imparato a interagire con praticamente tutte le culture così come a ragionare come brand globale. Gestendo un network di negozi di proprietà ho imparato quanto è importante una gestione trasparente, empatica ed efficiente delle persone. E, infine, a fianco di mio padre che ha deciso di rendermi partecipe della maggior parte delle decisioni aziendali, ho imparato la gestione dell’azienda a 360°. In Hermès e in Gallo, ho avuto modo di cimentarmi con il settore della moda: in Hermès, mi occupavo di merchandising e buying, mentre in Gallo, di strategia. Tutte queste esperienze hanno sicuramente contribuito a prepararmi a questo progetto, anche se, poi, quando mi sono buttato in questa nuova avventura, tante cose sono risultate nuove. E affrontarle da solo si è rivelato una vera e propria sfida.  Mi sono sentito un po’ come alla nascita della mia primogenita Margherita: Si può anche essere preparati ma poi, nella realtà, ogni giorno è una sfida nuova… certamente fare il papà è molto più difficile che fare l’imprenditore!

Prima del lancio ufficiale, avvenuto lo scorso 5 dicembre 2019, quanto è stato lungo e difficoltoso la concretizzazione di questo tuo progetto personale?

Avevo già scritto un draft di business plan qualche anno fa. Ma è a fine febbraio del 2019 che ho iniziato a lavorare seriamente al progetto, concretizzatosi, infine, in una decina di mesi. All’inizio, mi sono confrontato con Piero Lissoni, il quale mi ha dato un feedback positivo. Insieme al fratello Massimo, mi hanno aiutato con la corporate identity e con l’immagine coordinata. Successivamente, ho iniziato a lavorare al sito e ho coinvolto nel progetto una persona che lavorava in De Padova su tessuti e pelli, esperta del mondo della pelletteria. Ho risolto così, in gran parte, la fase produttiva e quella di sviluppo di prodotto. In un secondo step, con l’obiettivo di creare una collezione di prodotti interessanti, sono andato in cerca di altri noti designer. Conosciuti in occasione dell’edizione 2019 del Salone del Mobile o di viaggi a Tokyo, Londra, New York e in Germania. Ma grazie anche a conoscenze  personali e all’aiuto di mio padre e a quello di Giulio Cappellini. Poi ho trovato una persona per la produzione/logistica e operations, una per l’e-commerce, due persone per seguire i designer, gli shooting fotografici, la stampa e gli eventi. E il 5 dicembre del 2019- data di lancio ufficiale del sito www.uptoyouanthology.com –, abbiamo organizzato un evento a Milano: oltre alla presentazione organizzata in una biblioteca rinascimentale delle borse, appese al soffitto con corde colorate, ogni due ore, le modelle hanno sfilato per strada.

 

Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

  

In che cosa UP TO YOU ANTHOLOGY si distingue dalla solita piattaforma di e-commerce?

UP TO YOU ANTHOLOGY dà al designer i pieni poteri sulla sua borsa. Senza nessun limite alla sua creatività. Racconta lui al cliente la propria ispirazione. Come ha sviluppato il progetto con la produzione. Sceglie lui le foto o i video che racconteranno la sua creazione. Così come il prezzo di vendita. È la sua borsa! Per il cliente, è un’esperienza di acquisto fantastica e davvero speciale in quanto ha una connessione più diretta e personale con il creativo che ha pensato il prodotto.

 Instagram @uptoyouanthology

 

Forse conviene anche chiederti, a questo punto, perché si chiama così. Non temi che sia un nome un po’ complicato da memorizzare per il consumatore finale medio?

È vero che è un nome complicato! Però, secondo me, è molto coerente con il progetto. Per la scelta del nome ho organizzato una cena con amici creativi. Abbiamo pensato a tantissimi nomi in italiano e in inglese, lunghi o corti, affascinanti o ironici. Dopo qualche giorno di riflessioni notturne, una coppia di questi amici ha proposto “UP TO YOU”. Mi è piaciuto molto perché suona bene e spiega bene il concetto base di questo progetto, ovvero che le decisioni sul prodotto e sulla gestione del prodotto sono a carico del designer stesso. Purtroppo, il mio avvocato mi ha obbligato a cambiarlo perché era già registrato in altri paesi, e anche perché il dominio uptoyou.com costava troppo. A quel punto, però, mi ci ero affezionato e, difficilmente, riuscivo a pensarne altri. Allora abbiamo pensato di aggiungere una parola ed è diventato “UP TO YOU COLLECTION”. Quando con Lissoni Graph.x, art director di Boffi, stavamo ideando il logo, loro mi hanno suggerito di cambiare il nome in UP TO YOU ANTHOLOGY. Perché, in effetti, più che una collezione si tratta di un’antologia di progetti interessanti.

Immagino che per accrescere la vostra visibilità, a breve e medio termine, farete leva sul marketing con un’apposita comunicazione: Tradizionale ma anche e soprattutto 2.0?

Se, sicuramente per far conoscere un e-commerce, tutta la comunicazione che avviene online risulta più immediata, in quanto il lettore incuriosito può andare direttamente sul sito, ovviamente, non trascuriamo la comunicazione tradizionale La vera sfida è riuscire a comunicare, fin da subito, a livello globale. Idealmente, vorremmo investire su Giappone, Stati Uniti e Italia, anche perché molti nostri designer provengono da questi paesi. Ci piacerebbe accompagnare le campagne online con eventi offline. Nel 2020, vorremmo organizzare un evento a Tokyo e a New York.

In merito, avete già qualche piano strategico specifico per la gestione dei vostri account social? Instagram?  Tik Tok?

Per ora, ci stiamo concentrando su Intagram (@uptoyouanthology) e Facebook. I prossimi saranno LinkedIn e forse, Pinterest. Certamente teniamo sotto controllo altri possibili social media emergenti ma se decideremo di aprire un nuovo social media, andrà presidiato con cura, tempo….e budget. Invece stiamo lavorando per lanciare una campagna di crowdfunding su Kickstarter. Ci auguriamo di avere il supporto della comunità di Kickstarter per riuscire ad accelerare la crescita della brand awareness nel mondo, per investire in eventi e digital media e per poter finanziare più progetti di studenti. Se stiamo già lavorando con studenti della Bocconi a Milano e della Columbia Business School a New York, vorremmo poter lavorare con molti più studenti in giro per il mondo.

 Minima Hula Hoop by Leonardo Talarico, Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

In meno di sei mesi di attività online, sono tanti i noti designer che hanno collaborato con voi: Giulio Cappellini, Elena Salmistraro, Leonardo Talarico, Naoto Fukasawa… Come sono nate queste proficue partnership creative?

Negli anni in Boffi ho avuto modo di conoscere molti designer del mondo dell’architettura/design. Mi è sembrato interessante proporre loro una sfida in un ambito diverso dal loro. E devo dire che tutti sono stati molto incuriositi e stimolati da questa sfida. Credo che il mondo del design e quello della moda siano abbastanza vicini e che, contaminandosi, siano in grado di generare idee interessanti. In effetti, le borse che hanno disegnato, sono più oggetti di design. Meno accessori. Un mix di funzionalità e di estetica. Semplici ma originali.

 

Greta by Elena Salmistraro, Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

Da un paio di anni ormai, sono tanti i brand italiani e/o esteri che coinvolgono influencer per campagne, capsule collection. Potreste ipotizzare anche voi di convincerne alcune a farvi da designer per progetti ad hoc?

Certo. La piattaforma si presta molto ad eventuali influencer, desiderosi di disegnare un prodotto e di provare a venderlo. Non è semplicissimo trovare una catena produttiva e, soprattutto, una distributiva: UP TO YOU ANTHOLOGY si prende cura delle fasi di sviluppo di prodotto, della produzione e della vendita. Se un influencer ha un’idea innovativa per una borsa, deve semplicemente disegnarla e poi promuoverla, quello che le/gli influencer sanno fare di meglio!

Se non ho ancora un nome ma ho tanta creatività e sogno da sempre una mia borsa, UP TO YOU ANTHOLOGY è la piattaforma giusta per me?

Certamente! Io stesso- che non ho certamente un background da creativo- anni fa, avevo disegnato una borsa per una mia fidanzata di allora. Avevo provato a farla produrre a mia nonna ma il risultato non era stato esattamente quello che volevo. Ora grazie ad UP TO YOU ANTHOLOGY, la borsa che avevo sognato è diventata realtà.

 

Cherry Bag by Nicolò Gavazzi, Courtesy of UP TO YOU ANTHOLOGY

 

3 account che ci consigli di seguire…

@greatbigstory

@knowthismind

@dezeen

 

 

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Martina Grasselli, una vita da designer avant-garde

Martina Grasselli, una vita da designer avant-garde

Perché perseveranza, coraggio e intraprendenza pagano. Prima o poi. Mai mollare. Crederci. Fino in fondo. Come non ha mai smesso di fare la designer emiliana doc e milanese d’adozione Martina Grasselli. Che, nel 2009, con in tasca la sua laurea della Nuova Accademia delle Belle Arti e alle spalle prestigiose e proficue collaborazioni, ha fondato Coliac. Un brand di gioielli e di accessori, tutto suo e a sua immagine. Incontro con una creativa appassionata e decisamente poliedrica. Una donna ambiziosa dalla forte personalità che ha osato farsi piacere. Rendendo, contemporaneamente, un commovente omaggio a sua nonna materna.

Photo: Courtesy of Coliac

 

Dopo esserti laureata in fashion & textile design presso la nota nuova accademia delle belle arti (naba) di Milano, hai proseguito gli studi presso la prestigiosa scuola parigina Duperré. C’è una spiegazione a questa tua scelta di studiare nella ville lumière?

In realtà non c’è un motivo particolare. Ho sempre amato Parigi e, quando ho deciso di fare l’Erasmus, visto il mio percorso di studi, mi è sembrata la cosa più naturale da fare.

Giovanissima hai avuto la fortuna di cimentarti con la creazione lavorando, per niente meno che Stella McCartney, Jean-Paul Gaultier o Christian Louboutin. Come ci sei riuscita?

L’esperienza presso la maison Stella McCartney è capitata quando studiavo alla NABA. Ero una vera “secchiona” e, quando, tramite la scuola, si è presentata la possibilità di poter fare uno stage così prestigioso, è stato fatto il mio nome. È grazie a esso, diventato in seguito un lavoro per quasi tre anni, che mi sono avvicinata al mondo del bijou e dell’accessorio e ho finito per innamorarmene. È stato un periodo di formazione molto importante per me: seguivo interamente lo SVILUPPO del prodotto, dal disegno alla scelta dei materiali. Successivamente ho avuto l’opportunità di collaborare con Chanel, Jean-Paul Gaultier e Christian Louboutin. E lì ho capito che le collaborazioni erano la dimensione che più era adatta alla mia personalità, in quanto esse mi lasciavano libera di poter pensare a creare qualcosa di mio, vero obiettivo da sempre.

Nel 2009, hai infine deciso di avviare la tua carriera di imprenditrice. Così è nato il progetto coliac. Ce lo racconti?

La voglia di creare qualcosa di mio è sempre stata la mia prima ambizione. Coliac è stato un passaggio naturale, il modo di esprimere me stessa e il mio ideale di bellezza, l’onore di poter sfogare tutto il marasma che ho dentro. Nel corso delle mie collaborazioni, ho incontrato tantissime aziende italiane, produttrici di bijou e di pelletteria. Da lì, piano piano, ho iniziato a produrre i miei primi gioielli fino a avere, infine, pronto il primo campionario. Ricordo ancora che facevo le foto con il cellulare e le spedivo a tutte le redazioni con l’intento di essere pubblicata e farmi conoscere. È iniziato tutto così…

 

Photo: Instagram @Coliac_Official

Da promettente designer emergente segnalata nell’edizione 2010 della guida di “Vogue Talents a imprenditrice di successo”:  in un decennio, ne hai fatta tanta di strada e il tuo brand è ormai tra gli it brand che contano. Quale strategia vincente ti ha permesso di ottenere tali traguardi?

Magari ci fosse stata una vera e propria strategia, come accade, oggi, a molti brand che iniziano.  È stato tutto istinto, errori, vittorie e anche, rischiando di sembrare retorica, sudore e lacrime. Non c’è una formula e ogni percorso è unico. È un lavoro duro, totalizzante, che spesso non lascia spazio per altre cose. Ma se è un sogno vero, mosso da passione, non c’è consiglio migliore che quello di cominciare a fare di tutto perchè si possa realizzare. Ci vuole una buona dose di coraggio, di incoscienza, di pazienza e di amore…

Photo: Courtesy of Coliac 

Quanto c’è di Martina Grasselli in Coliac?

Tantissimo. Anzi, credo proprio tutto. Coliac rappresenta la mia estetica, la mia idea di bellezza e di eleganza: qualcosa di sussurrato e non chiassoso. Quello che non trovavo nei negozi e che sentivo l’urgenza di avere. Inoltre, Coliac è il cognome di mia nonna materna, ultima discendente di una nobile famiglia di origine francese. Un cognome destinato a scomparire per sempre con lei e con le sue sorelle. Il pensiero che questo potesse avvenire ha fatto maturare in me la volontà di dare, almeno concettualmente, una continuità alla loro storia. 

Photo: Instagram @Coliac_Official

Coliac in tre parole:  Heritage- Arte- Avant-garde. Sei d’accordo?

Sono d’accordissimo anche perché l’ispirazione nasce sempre dall’arte. Sono numerose le correnti artistiche che mi affascinano; e, di volta in volta, mi ci immergo per poi trasformare le emozioni che mi trasmettono in progetti. Il momento di maggiore concentrazione è senz’altro quello dedicato  alla ricerca del tema …solo quando sento il colpo di fulmine, capisco di essere sulla strada giusta…

Photo: Courtesy of Coliac 

L’account instagram @coliac_official è seguito da oltre 28.300 follower. Quanta importanza la comunicazione digitale ha avuto (e avrà in futuro) nella tua strategia di crescita? 

Oggi è molto importante. Ma io nasco in un momento in cui non era così determinante per la riuscita di un brand e quindi mi sono dovuta adattare. Il cambiamento è stato velocissimo e ora sto facendo corsi per capire le dinamiche. In ogni caso, il social che preferisco è Instagram.

 

Photo: Instagram @Coliac_Official

 

Vogliamo parlare di #influencer. Sono sempre più numerosi i brand che non possono farne a meno. Quale opinione hai a questo proposito?

Sono figure importantissime per la comunicazione digitale e per far si che un brand possa arrivare a più utenti contemporaneamente. Ma non capisco che oggi il successo di un marchio sia determinato solamente da questo. Detto questo, io mi avvalgo solo delle persone che sono in linea con la mia idea di bellezza e di donna; cerco di vestire donne in linea con l’estetica del mio marchio, altrimenti diventa tutto veramente incoerente…Molte di loro mi piacciono tantissimo!!!!

Sul tuo account personale @martina_grasselli, ho notato che posti pochissimo di Coliac. Immagino che sia voluto perché giustamente vuoi che esso sia incentrato su Martina?

Non ci avevo pensato….sempre per il discorso che il mondo dei social  non è il mio lavoro, ci capisco poco. Non conosco le strategie giuste e faccio le cose d’istinto. Ma visto che la mia estetica si avvicina molto a quella del mio brand- per non dire che è la stessa- quello che posto potrebbe essere assolutamente in linea con il profilo di Coliac e viceversa. Inoltre, sul mio profilo personale,  posto  più vita privata così per passare il tempo. Quindi forse tendo a separare le cose, forse sbagliando…non so…

 

 Photo: Instagram @Martina_Grasselli

Tra le tue muse ispiratrici ci sono tua nonna materna e tua mamma Fernanda alla quale hai dedicato un modello di derby, diventato poi bestseller. Da imprenditrice di successo, ti piace l’idea che miriade di giovani ragazze ti vedano, un giorno, come la loro musa?

Più che musa, mi piacerebbe che un giorno il mio potesse essere un esempio di perseveranza, coraggio e intraprendenza perché me lo dico da sola, effettivamente sono caratteristiche che mi appartengono.

 

Photo: Courtesy of Coliac

 5 account instagram che ci consigli di seguire…

@humasunglasses

@therow

@dimoremilano

@mysendhalsyndrome

@simonerocha_

 

 

 

 

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Erika Boldrin, dalla moda alla cosmesi green

Erika Boldrin, dalla moda alla cosmesi green

 Da private banker a blogger di ‘My Free Choice’. Da blogger di successo a top influencer. Da top influencer (una delle prime in Italia) a imprenditrice. La milanese Erika Boldrin non si ferma. Pochi mesi fa ha lanciato Honieh, il suo neobrand di cosmesi green. Un perfetto e promettente piano B, nel caso in cui l’era d’oro degli influencer venisse a concludersi più presto del previsto.

 

Photo: Courtesy of Erika Boldrin

Quale percorso (professionale e/o personale) ti ha portato verso il digitale?

Venivo da tutt’altro mondo lavorativo: ho lavorato come private banker. Dieci anni fa ho aperto il mio blog. Da cui poi è nata una professione parallela a quella bancaria. Quattro anni fa, ho deciso di dedicarmi a quella, a tempo pieno.

Da blogger (My Free Choice) sei rapidamente diventata una fashion influencer molto corteggiata dai brand e dalla case di moda, con tanto di 466K follower su instagram. Come ti spieghi questo tuo successo?

Credo che il mio successo sia dovuto al fatto che il mio stile sia molto pulito ma, allo stesso tempo, diverso da ciò che la maggior parte delle influencer propone. Sicuramente anche il fatto di essere stata una delle prime mi ha aiutato tanto.

 

Photo: Instagram @Erika_Boldrin

A differenza di molti tuoi colleghi/competitor che vivono chiaramente 24/24 sui social e in particolare su instagram, i tuoi post e/o le tue stories sono decisamente più professionali che personali. Trattasi di una scelta personale o strategica per non fare come tutti?

Come spiegavo prima, cerco di distinguermi proponendo qualcosa di diverso. Devo ammettere che mi piacerebbe parlare di più nelle stories, ma non sono ancora riuscita a superare la timidezza al 100%.

Quando, come te, si decide di metterci la faccia- se non al quotidiano ma spesso- per lavoro, si riesce a mantenere tuttavia una certa privacy nel quotidiano?

Si, penso che basti porsi dei limiti riguardanti ciò che si vuole condividere della propria vita. 

La tua immagine è molto ricercata. Il tuo stile è minimal chic. Prendi la posa come una modella professionista. I tuoi post sembrano veri e propri servizi fotografici da rivista pattinata. Quanto lavoro c’è dietro?

C’è molto lavoro di ricerca, e soprattutto, specialmente a Milano, non è facile trovare location sempre diverse. Invece per quando riguarda lo scatto in sè, rispetto a qualche anno fa in cui volevo delle foto sempre perfette e scattate con la macchina fotografica, adesso spesso scatto le foto anche con il telefono.

Photo: Instagram @Erika_Boldrin

Di recente hai lanciato, Honieh, il tuo brand di cosmesi green dotato di certificazione AIAB. Ci racconti di questo nuovo capitolo della tua carriera?

Da circa tre anni sono vegana e cerco di stare attenta a quello che mangio e ai prodotti che uso.
In Italia facevo fatica a trovare prodotti belli e, allo stesso tempo, naturali; quindi ho pensato che potesse essere il mio piano B lanciare una mia linea. Avendo un profilo fortemente dedicato alla moda, forse sarebbe stato più facile lanciare un brand di moda. Ma, anche in questo, ho voluto distinguermi rispetto alle altre :).

 

Photo: Courtesy of Erika Boldrin

Ci spieghi perché hai scelto il settore della cosmesi, ormai molto gettonato e affollato da celebrities e personaggi dello spettacolo piuttosto che quello della moda al quale appartieni da anni ormai?

In realtà penso che il settore moda sia molto più affollato, specialmente dalle altre influencer. Il settore skin care, invece, e soprattutto quello skin care naturale è poco affollato.

Photo: Courtesy of Erika Boldrin

Che tipo di strategia di comunicazione hai in mente per promuovere il tuo brand?

Sicuramente sfrutteremo Instagram per cercare di creare una community di persone affezionate al brand. E poi useremo i canali tradizionali. Avendo lanciato da poco più di due mesi il brand, stiamo lavorando proprio adesso nel definire una strategia a lungo termine.

Photo: Instagram @Erika_Boldrin

Quanto credi che sarà determinante la grande community che ti segue sul tuo account personale nella sua crescita?

Per ora è stata molto determinante. Ma in futuro, vorrei che il brand camminasse con le sue gambe e non grazie alla mia comunicazione.

Photo: Courtesy of Erika Boldrin

Hai fatto la scelta strategica della lingua inglese per il sito (honiehbeauty.com) e l’account instagram (@honiehbeauty). Ne deduco che guardi già oltre i confini e che il tuo obiettivo è di sedurre un target internazionale?

Assolutamente si, sarebbe troppo limitante lanciare un progetto imprenditoriale sul web e limitarlo alla sola Italia; tra l’altro, al momento ci sono mercati molto più pronti dell’Italia nel settore skin care naturale.

Photo: Instagram @HoniehBeauty

Se oggi gli influencer hanno il vento in poppa, che ne sarà di loro domani? Nessuno lo sa. Mal che vada, con Honieh, hai una perfetta riconversione. Non credi?

Infatti, Honieh è il mio piano B e spero che sia il mio futuro.

5 account instagram che ci consigli di seguire…

@freeda

@musa.digital

@whowhatwear

@siduations

@goop

e @honiehbeauty !

 

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Matteo Crucito, the Artygiano del Lusso

Matteo Crucito, the Artygiano del Lusso

Millennial Italian Entrepreneur Matteo Crucito is working hard to rebrand the fur family’s business located in the city of Brescia. He has recently launched his new arty chic, green & luxury brand called REMOD. Relying on heritage, innovation and sustainability. As a modern art lover, he is doing his best to daily support Creativity: he is planning to open a creative & learning space named The Hub and he is thinking of getting soon involved in politics to help the italian young entrepreneurs. A whole program.

 

 Photo: Courtesy of Matteo Crucito

You grew up among the luxury furs produced by the family’s business founded by your father Antonio Crucito in 1986. When did you realize you would follow in his footsteps? 

I was very interested in studying fashion design as a teenager in high school. I have always been fascinated by the industry and I strived to explore new avenues within the fur industry. My key focus was on coming up with something that was ethical, responsible and sustainable. The conversations I had with my father- which initially seemed like a pipeline dream- turned finally to reality in the last few years. And I am grateful for the platform that my family has provided in terms of education under some of the most talented artisans and craftspeople in Italy.

At a certain point, of course, you felt the need to emancipate yourself and make your own personal contribution to the family’s heritage. And so, the remod’s brand was born. Can you tell us how it went?  

Firstly, there was no emancipation from the family’s business. What I wanted to do, and have successfully done, is diversifying and rebranding the family’s business by creating a niche market and offering customers a new vision of luxury fur with a reduced environmental footprint- that is vital for the survival of the planet. 

 Photo: Courtesy of Matteo Crucito 

remod is synonymous with luxury. A more accessible ready-to-wear luxury. What is your reference community? 

People that are looking for something unique with a story and a heritage behind. Like always more customers nowadays, our customers care about the planet and are environmentally conscious. We don’t have a specific demographic or age range: we design for everybody. However, our client base is international but also local. The community respects the different artisanal craftsmanship and the restyling concept in progress.

Photo: Courtesy of Matteo Crucito

You’ve made sustainability your strong point to differentiate yourself from the competitors. Can you tell us about it? 

We try to be as sustainable as possible within all aspects of our production’s process. The restyling phase is the easiest way to do it. We are using existing clients’ fur pieces often inherited. We upcycle and restyle them following our customers’ specifications. So we keep the fur garment on trend and in use: the fur isn’t wasted and can be rejuvenated to maintain longevity, sometimes up to 80 years or more. The fur repairs and storage components of REMOD are aimed to maintain the quality and longevity of each garment, by keeping it in use to continue a story. Our fur colourist experts have developed innovative new techniques to purify the water used in the dying process. Additionally, we have moved in the direction of using hypoallergenic and natural colours (when possible) on request. In terms of sustainable fur, we don’t use newly farmed fur; our stock comes from our inventory  or we used fur that we have acquired from other furriers that were unable to continue their business due to the global downturn in the fur industry. We are using what we have on the planet and in this way, the idea of responsible use of fur has become one of the main practices that we have implemented. 

To get out of the chorus and impose your furs as real trendy fashion accessories, you also decided to collaborate with well-known international artists. Do you like the idea of being considered an “artygiano del lusso”?

Art and artisanal craftsmanship are central to the image and the vision I have for REMOD. I am thrilled to be considered a”artygiano del lusso” because this is actually what we are. By creating capsule collections with talented artists from around the world, we are also able to collaborate and reach more art conscious fashion lovers around the world. At the same time, we give artists a different platform to exhibit their craft. The concept of “artygiano del lusso” is further seen in our production’s processes, from our artisans who come from families that have been in the fur industry for generations, to the fur colourist experts and pattern makers. My brand is a truly artisanal luxury fur brand. 

Photo: Instagram @REMOD

As a worthy entrepreneur 2.0, to satisfy the great ambitions you surely have for your brand, you have strategically chosen to invest in marketing & digital communication at 360 °. Equipping, among other things, the brand with an instagram account (@re_mod) arty chic. How important is it for you to have done this? 

In the past, I have had many opportunities to work with social media and PR companies. Those experiences have allowed me to finally find the perfect partner @pignacolada_lab which shares our vision and have the right skills to help us reach our objectives. I firmly believe that today a 360° approach is vital for the success of any business. 

Photo: Instagram @REMOD

 

As a member of the Millennials’ generation, you believe in the power of image. And in the one of influencers and celebrities? Could you involve some of them in your project in the near future? 

I can safely say that influencers and celebrities are a dime a dozen, and whilst those are great opportunities for marketing. But I prefer to honor my vision by collaborating with creatives, including artists and models that share our vision and the ethos behind the work that we do. Nowadays, collaboration is vital and a part of the way I do business. 

Time flies. Are you already, by any chance, working on other projects focused on fur or not? For the family’s company? Or outside? 

Yes. Like most entrepreneurs, my mind is always looking for new innovations and businesses to invest my time and skills in. Right now, I am working on a new startup called The Hub, which is a creative and Learning space where creatives from different areas can meet and work on their projects from start to finish, all in the one-stop-shop. Some of the components of The Hub are photography, digital media, fashion design courses, boutique concept stores, etc…Moreover, in the future, I want to be more involved in politics, particularly in the area of small business and entrepreneurship. Indeed I have a strong desire to support Italy to empower small businesses and entrepreneurs. The current economic and political situation in Italy doesn’t unfortunately allow startups to progress in an optimal way. I have to do my best to try to improve this reality in order that others can flourish without having to deal with the burden of almost impossible financing and red tape, currently a real minefield.

Photo: Courtesy of Matteo Crucito 

5 instagram accounts that you suggest we follow:  

@RE_MOD

@Saramaino_vt 

@Forbes

@Pignacolada_lab

@Thehub_Collective 

 

 

 

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Francesco Maccapani Missoni, il cordon bleu di casa Missoni

Francesco Maccapani Missoni, il cordon bleu di casa Missoni

Nipote di Rosita e Ottavio. Figlio di Angela e fratello di Margherita. Francesco Maccapani Missoni è l’autore di The MISSONI Family COOKBOOK, un’inedita e gustosa raccolta di ricette di famiglia. Incontro prenatalizio decisamente gourmet con un buongustaio che di cucina s’intende.

Nato e cresciuto nel mondo della moda, hai deciso di laurearti in architettura & design e hai preferito non lavorare nell’azienda familiare. C’è un motivo a questa tua decisione?

Volevo essere indipendente e, sicuramente, fare esperienza al di fuori dell’azienda di famiglia. 

Alla moda hai infine preferito la cucina. Come è nata questa tua passione?   

Sono un buongustaio, una buona forchetta. Da lì nasce la mia passione per la cucina; mi piace cucinarmi da solo le cose che mangio; sono curioso di capire come sono cucinati i piatti…

Foto: Courtesy of Francesco Maccapani Missoni

  

Nell’aprile del 2018 hai pubblicato The Missoni Family Cookbook presso la nota casa editrice Assouline. Come ti è venuta l’idea di questa raccolta di ricette di famiglia?

Ero a NY ed avevo nostalgia di casa; mi è venuta l’idea, in modo piuttosto naturale, di raccogliere le ricette di famiglia, inizialmente solo per la famiglia. Poi ne è nato un libro…

Foto: Courtesy of Francesco Maccapani Missoni

In quanto suo primo ambasciatore, ci presenti la cucina dei Missoni.

Local / Seasonal/ semplice.

Foto: Courtesy of Francesco Maccapani Missoni

 

Quanto spazio occupa, oggi, la cucina nel tuo quotidiano?

Almeno una volta al giorno sono in cucina.

 

La tua ricetta preferita in assoluto del cookbook e perché?

Le Coq au vin – È l’unica ricetta che non ho mai cucinato da solo perché è piuttosto laboriosa e lunga la preparazione.

Foto: Courtesy of Francesco Maccapani Missoni

 

Da perfetto trentenne 2.0 hai un tuo account su instagram (@fmaccapani). Hai scelto di postare poco ma, al contrario, di pubblicare tante stories. Divertenti e culinarie perlopiù. Quanto è importante per te rendere i tuoi follower partecipi del tuo quotidiano?

Mi piace molto condividere degli “spaccati” di vita, per raccontare quello che vivo nel quotidiano in modo spontaneo e naturale.

 

Foto: @fmaccapani

Foto: @fmaccapani

Da Millenial e sicuramente lettore digitale, ti sarebbe personalmente piaciuto che il libro di ricette fosse disponibile anche in ebook?

No. È un libro che sicuramente va vissuto; va toccato.

 

Natale è ormai alle porte. Come si celebrerà in casa Missoni? Che cosa si cucinerà?

Saremo a casa di mia nonna Rosita, come ogni anno. Mangeremo vol-au-vent, frittatine in brodo, cappone ripieno … tutte ricette, presenti nel libro, dedicate al Natale.

 

 Foto: Courtesy of Francesco Maccapani Missoni

  4 account che ci consigli di seguire 

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