5 motivi per lavorare con Micro Influencers

5 motivi per lavorare con Micro Influencers

Quando si tratta dei social media, abbiamo imparato una volta che i numeri contano.

Ma non è questo che dicono gli ultimi approfondimenti.

I brand e le agenzie hanno fatto a gara per spendere un sacco di soldi per lavorare con influencers con un seguito altissimo, ma le ricerche dicono che i micro influencer sono l’opzione migliore per coloro che desiderano più conversioni…

Il termine “micro-influencer” si riferisce a quelli con un seguito piccolo ma dedicato, di solito fino a 100k. Su Instagram, tendono a far crescere il loro seguito attorno a una nicchia con un appeal visivo come cibo, moda, beauty, lifestyle e viaggi.

Una buona notizia è che ultimamente Instagram sta supportando sempre più i piccoli creatori, il che rende il loro reach ancora migliore. Quindi ecco 5 motivi per cui dovresti scegliere i micro influencer per la tua prossima campaign:

1. Loro hanno un pubblico più fedele e indirizzato

Quando hai milioni di follower con interessi diversi, potrebbe essere difficile creare contenuti che piacciano a tutti. I micro-influencer creano contenuti sugli argomenti che li appassionano e le loro comunità condividono la stessa passione.

2. Loro sono più credibili e autentici

I micro influencer dicono che promuovono solo i prodotti che userebbero. Mai più pubblicità fake come quelle che vedevamo in TV. Loro tendono a connettersi al marchio di cui stanno parlando e questa autenticità è chiara anche per le loro comunità.

3. Loro hanno un coinvolgimento migliore

Poiché hanno una piccola comunità di persone che condividono le stesse passioni, più persone tendono a interagire con i loro contenuti. Questo tende anche a ottenere conversioni migliori, poiché i follower dei micro influencer si fidano davvero di ciò che dicono e fanno.

4. Loro sono più economici

In un mondo di Chiara Ferragni, le campagne con gli influencer hanno iniziato a costare un sacco di soldi. Ecco un altro vantaggio di lavorare con micro influencer: loro sono più accessibili, più economici e più convenienti.

5. Loro sono più “easy”

I micro influencer vogliono crescere e ottenere più clienti, quindi faranno del loro meglio per fornire i migliori risultati per te. Non sono “celebrità”, fanno parte della squadra di lavoro.

Hai altre domande sull’influencer marketing? Assicurati di chiedere a tutti loro sul nostro Instagram e resta sintonizzato perché sta arrivando qualcosa di molto interessante!

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Non è tutto rosa, il progetto di Paolina Consiglieri

Non è tutto rosa, il progetto di Paolina Consiglieri

Dopo un periodo di profonda crisi, in cui tutte le certezze di Paolina Consiglieri erano crollate, lei ha deciso di dare una svolta alla sua vita e di dare ascolto alla vera Paolina, senza aver paura di buttarsi e rischiare. Grazie al suo podcast “Non E’ Tutto Rosa” e alla community che sta crescendo sempre di più, ha finalmente la possibilità di dare voce a tutte quelle donne che hanno bisogno di farsi sentire e  ritrovare la propria strada, imparando ad ascoltare il proprio cuore, con coraggio e tanto amore per il prossimo.

Cosa facevi prima di creare Non è tutto rosa? Cosa ti hai portato a crearlo?

Prima dell’arrivo di Non è tutto rosa, ho sempre lavorato nella moda. Nel 2015 avevo aperto il mio blog dedicato ai talenti emergenti del fashion system e da lì ho sviluppato questo progetto nel corso degli anni. Mi sono specializzata in Social Media Marketing e ho avuto l’opportunità di insegnare in varie accademie, cercando di trasmettere il mio bagaglio di esperienza e tanto studio. L’anno scorso è stato un anno di svolta perché per la prima volta, mi sono posta la fatidica domanda: “Ma perché lo stai facendo? Cosa vuoi realmente?” e soprattutto, “Qual è il tuo posto nel mondo?”. Mi sono risposta con la massima sincerità e ho capito che in realtà, non stavo dando il giusto valore a me stessa e agli altri. Quindi volendo condividere ciò che ho imparato da questo periodo di crescita personale, ho deciso di raccogliere storie di donne, raccontando i loro percorsi, le loro cadute, insicurezze e fallimenti, per aiutare tutte coloro che si ritrovano in un periodo difficile o che non riescono a trovare il coraggio di amarsi e credere in loro stesse.

Quale sono le principali scoperte che hai avuto in questo percorso?

Le scoperte più belle sono state le persone meravigliose che ho incontrato, persone che, senza chiedere nulla in cambio, mi hanno supportato, aiutato, consigliato, in nome della famosa solidarietà femminile (e non solo :D). Sono sempre stata una persona introversa, molto restia e abbastanza diffidente. Questo progetto mi ha aperto gli occhi. Ho capito definitivamente che, da sol*, non si va da nessuna parte.

Non è tutto rosa On the Road sta per arrivare. Ci potresti spiegare cos’è e cosa vuoi realizzare con questa nuova fase del progetto?

Non è tutto rosa è ufficialmente un’associazione no-profit con la quale voglio, da ora in poi, aiutare nel concreto tutte quelle ragazze che non hanno la possibilità economica per investire nella loro crescita professionale, fornendo corsi di formazione, eventi di networking e supporto psicologico per la parte di crescita personale. Una delle iniziative che sto organizzando è appunto Non è tutto rosa On the road, il primo evento di networking femminile, completamente itinerante. Partiremo con un van dalla Sicilia e risaliremo tutta l’Italia, fermandoci in diverse tappe, allestendo una zona di incontro intorno al camper per accogliere, tra un pasticcino, un calice di vino o un caffè, le ragazze si prenoteranno e ci verranno a trovare, per parlare dei propri progetti, delle idee che hanno e che vorrebbero realizzare, per creare rete e per chi volesse, registrare la propria storia per il podcast! Le cose che faremo durante l’evento sono tantissime, come girare un documentario! Per rimanere aggiornate, seguiteci su @nonetuttorosa!

Secondo te, qual è la parte migliore e la parte peggiore di essere donna in Italia?

Andrò controcorrente e dirò che preferisco parlare dei lati positivi. I problemi sono tanti, la disoccupazione femminile è altissima rispetto agli altri paesi e questo è davvero deludente, ma voglio focalizzarmi su ciò che possiamo fare, nel concreto, tutte insieme. Come disse Emma Goldman: “La vera emancipazione non inizia nè nei seggi elettorali nè nei tribunali: inizia nell’anima della donna”. E’ da lì che dobbiamo partire per cambiare le cose. Più donne felici avremo, più forti saranno, più coraggio avranno di seguire i propri sogni, ascoltare la propria voce e darle sfogo.

Ci consiglieresti 5 profili instagram da seguire subito?

Grazie a Non è tutto rosa ho scoperto tantissime ragazze in gamba che si stanno impegnando duramente per realizzare i loro progetti, quindi non vi consiglierò profili seguitissimi che già tutti conoscono. Vi consiglio profili di progetti emergenti, ma che secondo me hanno tanto potenziale e hanno bisogno di supporto!

1. @Duende.cloud, un progetto di due ragazze che vuole portare avvicinare le nuove generazioni al collezionismo, con un focus sui talenti emergenti del mondo dell’arte.

2. @Cineprofile, una pagina nuovissima, di una vera appassionata del cinema e aspirante regista, per veri appassionati di cinema! Racconta il mondo del cinema e chi ne fa parte.

3. @Fuoridalfunnel, un blog che parla di comunicazione, marketing e innovazione, tutto al femminile!

4. @ragazzedaffari, avvicina in modo fresco e accessibile, le donne, al mondo degli affari e della negoziazione.

5. @youthmagazineit, un team al femminile che racconta storie di giovani e dei loro progetti

 

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LaVue Milano, di Marina Manfredi

LaVue Milano, di Marina Manfredi

La Vue Milano è il piccolo brand di gioielli che vogliono trasmettere magia, simbolismo, italianità. Ma è soprattutto la più grande scommessa di Marina, che dal mondo dello styling ha deciso di realizzare i suoi sogni creando il suo brand. 

La Vue, “la vista” in francese, è un nome scelto per ricordarci che è molto più importante ”vedere” (e non solo ”guardare”) ciò che sta oltre alle cose: percepirne l’essenza, coglierne la particolarità, lasciarsi stupire dall’inaspettato! Ecco perché i suoi pezzi sono lavorati a mano nell’intento di donare a ciascuno di essi unicità, carattere, irriverenza, mantenendo una forte impronta di femminilità, erotismo ed italianità.

Cosa ti ha ispirato a creare La Vue? Com’è stato il tuo processo creativo?

Ho sempre avuto una grande creatività, repressa nel tempo da lavori che non mi rendevano felice e mi facevano sentire poco realizzata. Ho creato LaVue Milano per questo motivo, avevo bisogno di un riscatto. Ho iniziato creando piccoli oggettini assemblati e poi sono passata alla produzione artigianale.
 

Qual è stata l’importanza di Instagram nel processo di awareness di La Vue, soprattutto in questo periodo in cui tutto è online?

Instagram è stato fondamentale. Mi ha permesso di arrivare a moltissime persone, esprimendo la mia creatività a livello visivo. Sono riuscita a ricreare un mondo in cui molte persone si sentono rappresentate.
 

Photo: @lavuemilano

Quali sono state le principali sfide che hai dovuto affrontare come female founder durante questo periodo?

In primis, ho dovuto togliere i paletti che io stessa mi ero posta. Avevo il posto fisso e intorno a me tanti mi dicevano “Ma sei matta a rinunciare al contratto indeterminato?  E quando sarai madre chi ti pagherà la maternità? ” 
Ho molta voglia di diventare madre, ma anche di essere imprenditrice.
Il mio obiettivo è essere imprenditrice e madre allo stesso tempo, sono stanca degli stereotipi che ci vengono attribuiti da sempre.
 

La Vue ha un concetto autentico e delicato di femminilità ed erotismo. Credi che le clienti che indossano La Vue cerchino, oltre a pezzi davvero unici, di trasmettere questa audacia e forza femminile?

Assolutamente si, solitamente chi sceglie i miei pezzi lo fa con una certa consapevolezza. Tutte le ragazze che ho avuto il piacere di conoscere di persona, si sono rivelate per molti aspetti simili a me. Con tutte loro potrebbe nascere un’amicizia! (Ammetto che con molte è successo). E i ragazzi? Non dimentichiamoli, sono pochi ma anche loro sono super sul pezzo!
 

Photo: @lavuemilano

Come vedi il futuro di La Vue?

Roseo come il mio feed⭐
Voglio arrivare all’estero, piano piano. 
Non voglio fare passi falsi, cerco sempre di fare attenzione all’autenticità.
 

Quali sono i tuoi 5 profili Instagram preferiti che dobbiamo assolutamente seguire?

@ali.ceramiche è geniale, crea delle cose in ceramica veramente uniche.
@ama.djonou che realizza queste tipiche cinture africane fatte di perline, che hanno una storia secolare dietro, tutta da scoprire, è un piccolo brand in crescita!
@personalbrandingkit , idea geniale e divertente per avere la spinta giusta se vuoi cambiare la tua vita lavorativa!
@nin.handmade li adoro, prima o poi spero di collaborarci!
@belfioricouture favoloso, so come lavora. 100% fatto a mano e con cura e attenzione, diventerà grande, lo so!

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Revenge Shopping: La moda dopo il Covid-19

Revenge Shopping: La moda dopo il Covid-19

L’anno scorso abbiamo accompagnato il Revenge Shopping, nome dato agli eccessi nella “shopping therapy” da parte dei consumatori dopo l’astinenza dallo shopping nei punti vendita durante il lockdown. Dopo oltre un anno di pandemia, tutto indica che il fenomeno del Revenge Shopping guiderà il retail ancora nei prossimi mesi.

Avviato in Cina, a metà maggio dello scorso anno, quando il paese è stato uno dei primi a uscire dalla quarantena, il fenomeno si è potuto osservare anche in altri paesi, ed è diventato una possibilità di ripresa economica, soprattutto nel mercato del lusso. Un esempio: Hermès ha guadagnato $ 2,7 milioni nella sua boutique principale nel centro commerciale Taikoo Hui, di Guangzhou, il primo giorno dopo che le restrizioni si erano allentate nel 2020.

Photo: Hermès

I maggiori beneficiari, senza dubbio, sono i centri commerciali, che sono stati in gran parte decimati dalla pandemia. E quando i negozi iniziano a riaprire, offrono ai consumatori un posto dove fare acquisti in più negozi in un unico viaggio. Nel caso di Milano, possiamo vedere lo stesso effetto sulla nostra Corso Vittorio Emanuelle II o Buenos Aires.

Oltre al vaccino, i consumatori sono armati anche delle facilità di pagamento e ritiro dai negozi, quindi sono in grande parte ansiosi di tornare a fare lo shopping, soprattutto visitandoli di persona (che diventa un’altra occasione per indossare un nuovo look). Inoltre, con più persone che escono a cena, viaggiano e tornano a lavorare in ufficio, è probabile che i consumatori spendano di più in vestiti.

E questo si traduce non solo in un movimento di consumo, ma anche di stile: lo Revenge Fashion. Le persone hanno voglia di nuove esperienze, di contatto fisico e del ritorno alla normalità. E cosa può significare dopo più di un anno indossando loungewear a casa? Outfit super WOW per tutte le occasioni. Le persone vogliono essere viste di nuovo, e la moda è un ottimo modo per farlo.

Image may contain Clothing Apparel Human Person Footwear Shoe Sleeve Sunglasses Accessories Accessory and Boot

Photo: Vogue

Anche se non tutti i consumatori sono desiderosi di spendere di nuovo, soprattutto i milioni di persone che devono ancora affrontare i problemi economici causati dalla pandemia, molte persone sono ottimiste riguardo al Revenge Shopping. E il fatto che i consumatori siano pronti a uscire e spendere può essere un segno che le cose stanno andando nella giusta direzione verso una nuova versione della normalità.

Ti sei unito al Revenge Shopping o al Revenge Fashion? Qui non vediamo l’ora di poter sfoggiare liberamente i nostri look per le strade di Milano!

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Le Unique ArtBags di Silvia Scaramucci

Le Unique ArtBags di Silvia Scaramucci

Alla soglia dei trenta, Silvia Scaramucci, giovane marchegiana originaria di Ascoli Piceno, è già un’imprenditrice di successo. Nel 2014 ha lanciato Demanumea, il suo brand di borse arty chic ed esclusivamente Made in Italy.  Incontro con una millenial ambiziosa, determinata e creativa a 360 ° che non intende, di sicuro, fermarsi qui.

Diventare un giorno imprenditrice era un tuo sogno nel cassetto da bambina?

Nella mia famiglia siamo tutti dei creativi in diversi settori e, fin da bambina, sono cresciuta con continui stimoli e impulsi. Diventare un’imprenditrice è sempre stato un sogno nel cassetto che sono riuscita a realizzare grazie alla mia audacia, alla mia caparbietà e agli studi intrapresi. Ho sempre voluto sorprendere me stessa e gli altri e, queste sono state le ragioni che mi hanno portata a diventare quello che sono ora: una piccola business woman che spera di diventare una vera imprenditrice. 

Quando nasce la tua passione per le borse?

Ho una forte passione per la moda fin da piccola. Ho voluto coltivarla intraprendendo degli studi presso lo IED a Milano. Questi ultimi mi hanno permesso di realizzare questo sogno incredibile.

Dopo esserti laureata presso lo ied di milano in shoes and accessories design nel 2012 e prima di metterti in proprio nel 2014, cosa hai fatto?

Dopo aver intrapreso gli studi presso lo IED di Milano in Shoes and Accessories ho lavorato in un’azienda di calzature per un breve periodo.
In seguito, un’idea folle mi ha portata a realizzare questo progetto, Demanumea, proponendo un prodotto di design completamente nuovo sul mercato.

Te lo avranno già chiesto mille volte, ma te lo chiedo comunque. Perché hai chiamato il tuo brand Demanumea?

Demanumea significa “dalle mie mani” in latino. Le mie borse vogliono proprio evidenziare questo forte legame che esiste tra la moda e gli artisti e gli artigiani che realizzano con le proprie mani e il proprio cuore questi capolavori unici.

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Courtesy of @demanumea_uniqueartbags

Posizionarti sul mercato con un prodotto di lusso da brand emergente, non è stata una decisione rischiosa, adesso che ci ripensi?

Si è stata una decisione rischiosa, ma volevo, e tuttora voglio, sfidare il mercato del lusso attraverso prodotti davvero unici e autentici, offrendo un prodotto artistico e senza tempo, che si pone in una nicchia di mercato senza competitor.

Dal 2015 in quanto creative director, ti sei circondata da una vera e propria crew di talentuosi designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori e orafi. Come li hai scelti?

Presentiamo le collezioni moda due volte l’anno e, a seconda del concetto a cui mi ispiro, scelgo i vari artisti tra pittori, tatuatori, scultori e orafi presenti nel nostro team creativo. La selezione avviene in due modi: da un lato collaboriamo con alcune note accademie italiane come quelle di Brera, Bologna, Rimini, Ravenna, selezionando giovani diplomati che hanno voglia di esprimersi liberamente e senza filtri e, dall’altro, collaboriamo con la Galleria Mazzoleni, uno dei nostri partner, selezionando artisti dal curriculum importante. Per quanto riguarda la realizzazione dei pezzi unici, invece, lasciamo libera espressione ai creativi proponendo nuovi prodotti ogni giorno.

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Courtesy of @demanumea_uniqueartbags

 

Hai per caso già creato perfino tu qualche modello?

Io mi occupo solo del design dei modelli, ma non nascondo che, una volta, mi sono divertita con delle resine, “giocando” a fare l’artista.

A soli 30 anni che compirai quest’autunno, si può dire che c’è l’hai fatta. Come credi che ci sei riuscita?

Credo di non essere ancora arrivata: il percorso è ancora lungo e tortuoso. Quello che sono riuscita a ottenere è solo grazie alla “follia” che non mi ha fatto avere paura nei momenti difficili e mi ha permesso di non abbattermi nelle difficoltà!

Che tipo di imprenditrice sei? Intraprendente?

Mi sono sempre reputata una ragazza curiosa e ambiziosa. Ho sempre cercato di seguire i miei sogni e nulla mi ha mai fermata pur di raggiungerli. In tutte le cose esistono momenti difficili, ma questi mi hanno spronata a non arrendermi, credo che tutto nella vita serva a qualcosa e che ogni contatto, esperienza sia utile in futuro.

Essere giovane imprenditrice significa anche avere tante responsabilità. Dovere gestire tante problematiche quotidiane. Sinceramente, a volte, non ti penti?

A volte si, ma la voglia di farcela per me e il mio team non mi fa arrendere. “Per godere dell’alba devi passare dalla notte”.

Quali sono, seconto te, le qualità indispensabili per potere intraprendere un percorso professionale come il tuo?

Caparbietà, testardaggine, voglia di mettersi alla prova, inventare e andare controcorrente: tutte caratteristiche che creano un mix perfetto per intraprendere un percorso professionale come il mio.

Da brava millenial, farai sicuramente un uso sfrenato dei social network. Quanto sono importanti per il tuo business?

Oggigiorno i social fanno parte della quotidianità, sono un mezzo per confrontarsi con le varie realtà, con i competitor e, soprattutto, con i nostri follower che apprezzano il nostro lavoro. In particolare un canale social come IG dove poter mostrare le nostre collezioni, le nostre collaborazioni e i nostri progetti futuri.
Personalmente non sono molto social, ma comprendo l’importanza di tali mezzi.

 

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Courtesy of @demanumea_uniqueartbags

Adesso che hai già alle spalle bei traguardi, cosa hai in programma per il tuo brand?

Vorrei che ci espandessimo a livello commerciale e vorrei aumentare le arti e i creativi da coinvolgere, magari contaminando ancora le loro arti. Il mio sogno nel cassetto rimane sempre quello di creare una “factory” dove tutti i miei artisti possano lavorare insieme nello stesso spazio.

Non si parla d’altro: l’Empowerment Femminile. Quanto è importante per te fare rete tra donne oggi?

Molto importante! Credo davvero nella forza delle donne.

Se tutta questa bellissima avventura non avesse funzionato, avevi per caso un piano b?

Sinceramente no! Sicuramente avrei intrapreso una carriera da designer per qualche altro brand, senza rischiare in prima persona.

5 account ig che ci consigliate di seguire

@veronicaferraro
@Riffblast
@mrdoodle
@gildaambrosio

and last but not the least:
@demanumea_uniqueartbags

Wanna Stalk?

instagram.com/demanumea_uniqueartbags

demanumea.com

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