Cordien bijoux, di Sofia Codraro

Cordien bijoux, di Sofia Codraro

Sofia Codraro è italo-austriaca. Di professione fa la fashion & jewels designer e l’illustratrice. È creativa a 360 °, determinata e appassionata. Nel 2016, forte di prestigiose collaborazioni con le maison Roberto Cavalli, Trussardi e Missoni, così come con i noti marchi BASILE e Swarovski, ha lanciato il suo brand battezzato Cordien Bijoux. Incontro con una giovane imprenditrice che, nella vita come sul lavoro, mette cuore e pensiero. Un connubbio davvero vincente.

 

Tuo padre è romano. Tua madre è viennese. Come si cresce circondata da due culture assai diverse?

Due culture molto diverse si, le quali mi hanno dato una grande apertura mentale, una particolare sensibilità estetica e trasversalità di pensiero e un terreno fertile su cui si è poi costruita la mia personalità un po’ camaleontica.

Quando hai capito che da grande volevi fare la fashion & jewels designer?

Da adolescente. Ho sempre preferito sperimentare piuttosto che rientrare in canoni “comodi”. Credo sia nei momenti “difficili” che si sviluppi maggiormente il nostro lato creativo; è una forma di reazione, di ribellione alla banalità oltre che di pura espressione di sè. L’esigenza di creare l’ho sempre avuta fin da piccolissima:  sono sempre stata ambiziosa e costruttiva. Mi piace migliorarmi e lavorare per migliorare gli altri. Credo che l’attenzione per gli altri sia la base per essere un bravo fashion designer; mai essere esageratamente autoreferenziali. Sono partita con il fashion e sono arrivata al gioiello in un secondo momento. È stato un caso: sono partita da alcune illustrazioni di figure femminili di diversi paesi del mondo che avevo immaginato come stampe su abbigliamento ma che hanno, poi, preso forma in gioielli: è così che è nato Cordien. Ho sempre adorato, studiato e indossato gioielli, un amore condiviso fin da piccola con mia nonna, grandissima appassionata e collezionista di gioielli anni ‘40/’50.

Courtesy of Cordien Bijoux

Perché hai scelto di studiare al l.un.a (libera università delle arti) di bologna?

Ho deciso di studiare a Bologna per rimanere in una dimensione piccola e raccolta, dove ho potuto concentrarmi e studiare senza le distrazioni e gli entusiasmi inevitabili del vivere in una nuova città. Il percorso di studi era basato su workshop: non si studiava sui libri ma si imparava ad approcciarsi con diversi professionisti che insegnavano dal fashion design, all’estetica fino alla comunicazione; è stato un percorso completo e molto impegnativo che mi ha dato la formazione e la sicurezza per iniziare a lavorare in grandi aziende già durante gli studi.

Dopo prestigiose esperienze da roberto cavalli e basile da studentessa, appena diplomata, ti sei trasferita a milano per integrare il team della direzione creativa della storica maison trussardi. Che peso hanno avuto quegli anni nel tuo percorso professionale?

Lavorare con Umit Benan, al tempo direttore creativo di Trussardi, credo sia stata l’esperienza più forte di tutto il mio percorso; è stato un po’ il mio maestro: mi ha insegnato ad essere molto autocritica, pretendere sempre di più da me stessa e da gli altri e ad avere un’attenzione maniacale per i dettagli. Umit è un grandissimo narratore, all’inizio di ogni collezione mi perdevo nei suoi racconti di viaggi ispirazionali; mi ha aiutata a definirmi come professionista ed a definire il mio linguaggio altrettanto narrativo. Mi ritengo molto fortunata: avere la possibilità, come prima esperienza dopo gli studi, di lavorare al fianco di un direttore creativo ti dà modo di imparare molto velocemente, vedere e gestire tutto il percorso creativo e di sviluppo di una collezione oltre al seguire l’organizzazione di uno show, il piano di comunicazione ecc.

Nel 2016, hai fatto il grande salto e ti sei lanciata in proprio con il tuo brand di bijoux. Cosa ti ha motivato a farlo?

Dare forma ai miei pensieri e al mio concetto di bellezza e poterli toccare con mano: questa credo sia stata la spinta maggiore, il mettermi alla prova in un gioco che conoscevo solo per metà.

Hai scelto di battezzarlo ‘Cordien’. Significa qualcosa?

È un mio soprannome: parte dal mio cognome Codraro ed è stato inventato da un’amica molto speciale, Carlotta Tabaroni; mi piace molto il suono un po’ francese, lo trovo romantico.

Courtesy of Cordien Bijoux

 

Sul tuo profilo instagram, come frase di presentazione hai inserito: “it’s all about ladies, animals and funny things”. Che intendi esattamente?

Questa frase racchiude l’essenza del mio brand, racconta ciò che amo e i temi che si ritrovano in ogni mia collezione; amo le donne del mondo, l’estetica delle diverse culture, i costumi tradizionali; amo follemente tutti gli animali, mi riempono di gioia, soprattutto quelli super colorati o i cani. In particolare il corgi, cane della regina Elisabetta: esso è elegante, regale ma buffo; è speciale penso che mi rappresenti a pieno, potrebbe essere il mio animale spirituale. “Funny Things” perché amo chi non si prende troppo sul serio. Infatti cerco di mantenere sempre uno sguardo ironico un po’ infantile; in ogni pezzo che sviluppo, c’è sempre qualcosa di imprevisto e divertente.

Courtesy of Cordien Bijoux

Parallelamente alla tua carriera di imprenditrice, continui a collaborare, da freelance, con aziende prestigiose come swarovski o missoni. Non è difficile gestire il tutto?

Lo è assolutamente. Per una mente creativa, la difficoltà di lavorare su più progetti è soprattutto nel momento creativo, che non coincide mai per tutti i progetti nello stesso periodo; quando lavori su più brand non puoi concederti la calma e l’isolamento che solitamente si ricerca in quei momenti. Devi imparare a concentrarti in modo più metodico e portare avanti parallelamente anche le questioni più gestionali e di sviluppo delle altre collezioni. Ma dà grandi soddisfazioni. Da quando ho aperto la mia attività credo di essere una figura molto più completa e trasversale, perché vivo tutti i passaggi dalla progettazione di un prodotto alla vendita nei retail; questo mi dà sicuramente una marcia in più nelle mie consulenze a grandi aziende.

Onestamente adesso che sei imprenditrice, ti piace di più lavorare per te o per gli altri? Pensi che un giorno, ti concentrerai esclusivamente sul tuo brand?

Penso di aver finalmente trovato il mio equilibrio: da una parte c’è l’espressione di me e del mio immaginario, il brivido del rischio e le soddisfazioni personali, dall’altra ho la possibilità di confronto con altri professionisti. Il lavoro in team e il progettare qualcosa che mi soddisfi stando alle richieste stilistiche e commerciali di altri è molto stimolante: questo è l’unico modo per mantenere sempre la mente attiva.  A volte, anche se si pensa di dover scendere a compromessi, capita che ci si sorprenda del risultato: i limiti possono far nascere cose straordinarie e non previste.

In realtà, da anni sei anche un’illustratrice professionista. Ci parli di questa tua passione diventata un vero lavoro? 

La definizione del proprio stile nell’illustrazione viene con il tempo e racconta i tuoi cambiamenti. All’inizio i miei disegni erano molto dettagliati poi con il tempo sono andati a sintetizzarsi ed è stato da Trussardi, per caso, nell’attesa di una riunione che ho disegnato su una ricevuta di un taxi un’ambientazione che raccontava il mood della collezione che andavamo a presentare. In quel momento ho “liberato” la mia mano e si è finalmente connessa con la mia immaginazione. È qui che le mie illustrazioni sono diventate grafiche per stampe su tessuto, pelletteria, per inviti agli show o contenuti per la comunicazione web per diversi brand.

Sul conto instagram di @cordien_bijoux, non esiti a mettere la faccia postando ogni tanto qualche scatto di te indossando le tue creazioni e i quali mettono anche in bella mostra i tuoi numerosi tatuaggi. Che rapporto intrattieni personalmente con i social?

Il mio brand è l’estensione della mia immagine; non è scontato che ci sia questa stretta connessione. Ho capito che per i clienti potersi interfacciare con una designer che rappresenta a pieno l’immaginario del proprio progetto ha un impatto forte e dà una visione immediata a 360° del mondo di riferimento e del target. Mi piace postare ogni tanto delle mie foto per mostrare da dove nascono i miei bijoux. Mi svelo, ma con moderazione, cercando di mantenere il focus sul prodotto del mio lavoro. Amo sperimentare nel quotidiano i miei outfits e mi piace condividerli (soprattutto nelle stories), vestirmi è una sorta di gioco al travestimento che faccio con grande naturalezza; sono una convinta esponente del “more is more”: gli accessori mi completano a pieno; amo decorarmi e i miei tatuaggi sono le mie decorazioni permanenti. Ho tatuate tante figure femminili ad eccezione di qualche animale.

Courtesy of Cordien Bijoux

 

In pochi anni sei riuscita a conquistare distributori internazionali di nicchia come luisa via roma, concento (tokyo) , boon the shop (seoul) o kabiri (londra). Le tue creazioni sono state segnalate su testate prestigiose come vogue, vanity fair, glamour ecc. Ma quanto è tuttavia importante per te la visibilità sui social e, soprattutto, sul più gettonato instagram?

La visibilità è fondamentale per la buona riuscita di un progetto:  per il 50% incide la qualità e l’immagine del prodotto e per l’altro 50% la visibilità e la comunicazione. Creare contenuti da pubblicare è come se fosse un terzo lavoro per me; è impegnativo ma mi diverte tantissimo. La maggior parte del materiale lo creo da sola: styling, set design, fotografia, ecc. Oppure collaboro con amiche e ragazze che hanno progetti interessanti in linea con il mio, con un focus sulla figura femminile. Creare una rete di brand e progetti emergenti credo sia nel contemporaneo l’unico modo per riuscire ad arrivare a più persone possibili. Il lavoro in team e le connessioni sono fondamentali, che si lavori per altri o che si lavori per la propria attività.

Courtesy of Cordien Bijoux

Qualche dritta utile che ti senti di dare a chi volesse intraprendere un percorso simile al tuo?

Provate e sbagliate: è l’unico modo per riuscire a capire realmente quale sarà la strada giusta per voi e per il vostro brand. Non fidatevi dei consigli degli altri, ogni brand è a sé. Quello che può funzionare per un brand potrebbe non funzionare per voi. Ogni stagione è un test. Bisogna mettere in conto le delusioni e avere la testa dura, siamo in un momento abbastanza complicato in cui stanno cambiando le dinamiche di vendita e distribuzione. Fiere e showroom non funzionano più come in passato ma showroom online o altre novità ti danno possibilità, ancora molto ristrette, di contatto con nuovi clienti. Voi siete il vostro brand, fatelo viaggiare con voi, mostratelo alle persone che incontrate, andate dove gli altri non vanno, abbiate coraggio e siate estremamente convinti del valore del vostro brand, assicuratevi di avere un messaggio da comunicare: non basta il prodotto ci vogliono cuore e pensiero.

5 account instagram che ci consigli di seguire 

@carlottatabaroni

@mulierismagazine

@mirandamakaroff

@bluetifulmilano

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SHH, il brand esplosivo di Sara Bazzoli e Elena Bellusci

SHH, il brand esplosivo di Sara Bazzoli e Elena Bellusci

Avete in mente il noto proverbio “ L’unione fa la forza”.  Nel caso delle imprenditrici Sara Bazzoli e Elena Bellusci è proprio vero. Insieme hanno fondato lo studio Tiche e poi il brand di intimo di successo shh. Chiacchierata con due donne in gamba diventate affiatate socie in affari.

Prima di mettervi in proprio quale è stato il vostro percorso professionale?

Entrambe proveniamo dalla laurea magistrale al politecnico di Milano, facoltà del design. Io ho iniziato la mia esperienza professionale a Sydney dove sono vissuta per due anni, poi a New-York per tornare infine a Milano, muovendomi sempre all’interno di studi di interior design specializzati in hospitality e high-end retail design. Elena ha collaborato per diversi anni con uno dei più importanti studi di event design in Italia per poi iniziare un percorso da freelancer che le ha permesso di costruirsi un importante portfolio clienti. Da quasi quattro anni abbiamo unito le nostre forze e competenze creando lo studio Tiche.

Avete fatto i vostri primi passi da neoimprenditrici in quanto founder dello studio Tiche specializzatosi in set & interior design. Ci raccontate qualcosa di questa prima esperienza?

Studio Tiche è l’esatta sintesi delle nostre esperienze lavorative precedenti. I nostri progetti sono prevalentemente allestimenti temporanei, come eventi, installazioni ma anche sfilate, vetrine, shooting foto o video, presentazioni all’interno di negozi e showroom, a cui cerchiamo sempre di dare quell’attenzione al dettaglio tipica dei progetti di interior design. La maggior parte dei nostri clienti fa parte del mondo della moda, ma abbiamo ad esempio di recente concluso la progettazione di un ristorante nell’hinterland milanese piuttosto che il restyling di alcuni uffici in centro.

Prima di essere socie in affari, intrattenevate un rapporto di amicizia?

Ci ha fatte incontrare un nostro carissimo amico comune che conoscendo entrambe dichiarò :“ Dovete conoscervi e lavorare insieme, sareste perfette”. Forse ci ha visto lungo 🙂

Come si gestisce al quotidiano un business in due?

Negli anni la squadra si è allargata e abbiamo la fortuna di poter contare su preziosi collaboratori, sia per Tiche sia per shh. I progetti passano comunque tutti dalle nostre mani. Il lavoro a due richiede una grandissima sinergia e complementarietà di competenze. Ognuna di noi ha un approccio progettuale ben definito che, nel confronto e nello sviluppo, ci porta alla conclusione. Caratteristica comune fondamentale è certamente un grande pragmatismo e velocità nella gestione del lavoro. Ci confrontiamo quasi sempre con tempistiche strettissime e clienti esigenti che mettono a dura prova i livelli di stress. Ah, e ridiamo un sacco.

Chi fa cosa?

La creatività è quasi sempre sviluppata insieme. Dopodiché, decisa una direzione, ognuna di noi si fa carico individualmente di un progetto o di singoli aspetti nel caso di progetti molto complessi.

Come vi è venuta l’idea di lanciare il vostro brand di lingerie?

shh nasce quasi per gioco. Volevamo una mutandina in cotone 100% e abbiamo visto che non era così facile da trovare! E quindi abbiamo pensato di farle direttamente, con quell’estetica un po’ retrò, discreta ma dannatamente sexy, delle dive del passato, di donne che sanno essere elegantemente irriverenti. Sono dedicate a delle eroine moderne che si adornano con la grazia di una linea bon-ton e romantica, volutamente rotta da messaggi che rivelano un carattere forte e ironico.

Che tipo è la donna shh? Immagino, vi assomigli…

Le nostre ragazze sono donne forti, positive, che sanno di poter sedurre con tanta ironia e una strizzata d’occhio irriverente. Si, direi che facciamo felicemente parte di questa squadra!

Ci vuole un mood particolare per indossare le vostre mutandine?

Ci piace dire che il nostro intimo è disegnato dalle donne per le donne. È sexy pur essendo lontano dal cliché di una sensualità più gridata e volgare. Il mood si riflette molto nelle nostre immagini che raccontano sempre una storia, potrebbero essere scatti rubati nelle giornate delle nostre ragazze!

Le parole o espressioni ricamate, vogliamo parlarne?

Eheh il copyright è uno dei momenti più divertenti. state pronti perché abbiamo grandi progetti!!

Quanto è importante per voi, che ormai siete di parte, la lingerie per una donna?

È importante nella misura in cui ti fa sentire a tuo agio, con il tuo corpo e con te stessa. Noi quasi non ci definiamo un brand di lingerie ma forse più di accessori d’abbigliamento, che puoi svelare discretamente sotto una giacca o portare in casa in totale relax o in spiaggia in un pomeriggio d’estate.

Per differenziarvi dai vostri principali competitor, su instagram avete optato per una comunicazione ironica quasi irreverente. Funziona?

La nostra comunicazione è fondamentale perché rispecchia a pieno il nostro brand e per quanto più possibile il target a cui si rivolge. Come dicevamo prima, non ci piacciono le foto troppo patinate, troppo editoriali, preferiamo gli scatti rubati, i sorrisi spontanei, le smorfie, perché pensiamo possano essere le foto nel cellulare di una qualsiasi delle nostre clienti.

Avete firmato di recente una capsule collection per L’Autre Chose. Come è nata questa prestigiosa collaborazione?

L’AD di L’Autre Chose ci ha contattati direttamente tramite instagram un anno esatto fa, quando ancora ci conoscevano giusto parenti e amici! Hanno trovato il nostro taglio molto in linea con quello che sarebbe stata la loro nuova immagine lanciata quest’anno con la direzione artistica di Nicolò Beretta e ci hanno, da subito, proposto di disegnare una capsule da fare uscire a marchio shh / L’Autre Chose. Dall’entusiasmo e stupore iniziale, questa si è trasformata in realtà nell’occasione per capire che forse quello che era nato come un nostro divertissement poteva concretizzarsi e diventare un business di un certo rilievo. E così è stato.

Cosa avete in serbo per shh in un futuro prossimo?

Un sacco di novità! Già in questi giorni stiamo lanciando dei nuovi prodotti e stiamo costantemente lavorando ai prossimi lanci. La collezione si va arricchendo man mano con l’introduzione di bralette, short, vestine e nuovi modelli che non vediamo l’ora di mostrarvi, sempre affiancati dalla nostra mutandina che rinnoviamo di volta in volta con nuovi tessuti e nuove scritte.

3 preziosi consigli a chi come voi volesse mettersi in proprio assecondando le proprie passioni?

a. Innanzitutto avere un’idea ben chiara e definita di cosa stai proponendo, del target a cui ti rivolgi e di cosa vuoi comunicare con il tuo prodotto.
b. Trovare collaboratori che condividano la stessa passione nel voler raggiungere un obiettivo. Ci stiamo rendendo conto ogni giorno di più, che per mettere in piedi un brand sono necessarie competenze molto diverse tra loro ed è fondamentale che tutte siano tenute insieme da un’unica visione per far si che tutto sia coerente.
c. Coraggio!

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A parte @studiotiche e @shh_milano, si intende?!
@70sbabes
@velvetcoke
@junocalypso
@thesocialitefamily
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Cristina Buonerba, aka The Lazy Trotter

Cristina Buonerba, aka The Lazy Trotter

Cristina Buonerba, AKA The Lazy Trotter, è una travel blogger e nomade digitale italiana. Dopo essersi laureata in Traduzione e Interpretariato di Conferenza parte per un viaggio che forse, alla fine, non è mai finito. Prima in Argentina, poi in Perù, poi in Australia e dopo ancora nel Sud Est Asiatico. Nel 2016 si ferma in Guatemala, dove inizia a lavorare come nomade digitale e capisce immediatamente che quella è la sua strada: fatta di lavoro sì, ma in giro per il mondo. L’abbiamo intercettata alla fine del suo ultimo viaggio in Thailandia per fare quattro chiacchiere con lei su questo mondo che piace un po’ a tutti ma che in pochi sanno come entrarci.

Chi è Lazy Trotter? 

The Lazy Trotter è mio alter ego che descrive perfettamente la mia essenza: quella di una trotterellina un po’ “pigra”. Amo lo slow travel: mi piace viaggiare tanto ma farlo con calma. Difficilmente mi sveglio prima delle 9 del mattino! Salentina nel cuore e nell’accento, cinicamente romantica e costantemente alla ricerca di nuove avventure. Sono amante della razza umana e di tutte le sfumature che rendono questo posto che chiamiamo mondo così dannatamente interessante.

Da dove ci scrivi precisamente?

In questo momento sono comodamente spalmata sulle sedie della sala lounge per sole donne dell’aeroporto di Doha, mentre faccio scalo negli Emirati prima di rientrare a Milano. Ho trascorso un mese in Thailandia, la terra dei sorrisi, e ritornare verso occidente non è mai facile…

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 Aeroporto di Doha.

È possibile vivere viaggiando?

Assolutamente sì, a patto che lo si voglia veramente. La vita da nomade digitale sembra un sogno, questo è vero, ma allo stesso tempo comporta tanti sacrifici. È necessario avere un forte spirito di adattamento ed essere disposti a stare spesso in giro, nella maggior parte dei casi in paesi in cui il costo della vita ti permette di poter vivere e viaggiare senza doversi necessariamente ipotecare la casa. Come in tutto, bisogna essere determinati, motivati e – soprattutto – avere un piano da seguire.

Cosa vuol dire essere una “nomade digitale”?

Significa portarsi il proprio ufficio a spasso per il mondo, rinchiuso nello spazio del proprio computer. Avere un lavoro online che ti permetta di avere massima flessibilità di movimento.

Tutti si chiedono come si faccia, è tanto complicato?

Beh, all’inizio sì, ma come tutti i lavori. Ci vuole del tempo prima di riuscire a costruirsi una base di clienti fissi che si fidino di te. Non ti nascondo che a volte i pagamenti arrivino in ritardo o che ti propongano lavoroni a prezzi stracciati, ma basta essere determinati, imparare a dire di no e farsi valere. Viviamo in un momento storico in cui abbiamo gli strumenti necessari per poter trasformare i nostri sogni in realtà. Bisogna seguirli e non lasciarli rinchiusi nel cassetto, altrimenti corrono il rischio di fare la muffa.

 

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 Chiang Mai, Thailand.

 

Quanti paesi hai visitato?

Ah, non ne ho idea! Credo di essere tra i 40 e i 50 ma, proprio come le storie d’amore e i bicchieri di vino, ho smesso di contare da tempo. Alla fine che importanza ha?

Il luogo più bello da cui hai lavorato?

Credo sia stato proprio in questo viaggio, mentre comodamente distesa sulla mia amaca immersa nella giungla creando un hotspot per internet con il mio cellulare. Oppure ricordo le mattinate trascorse a tradurre e a scrivere in un piccolo caffè di Antigua, in Guatemala, circondata da colibrì, vibrazioni maya e raggi di sole.

 

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Koh Phangan, Haad Yuan Beach, Thailand.

 

Quanto conta il personal branding nel tuo lavoro?

Tantissimo. Devi essere tu a bussare alla porta di nuovi clienti e, soprattutto, devi fare in modo che i tuoi clienti possano fidarsi di te. Ho sempre dei bigliettini da visita nel mio portafogli, sia come traduttrice che come blogger. Viaggiando tanto non sai mai chi potresti incontrare… uno dei miei lavori migliori l’ho trovato a un party a Sydney, tra un mojito e l’altro!

E i social network?

Perché vorresti dirmi che nel 2018 si può fare personal branding senza social media? 🙂

Qual è la cosa fondamentale, secondo te, per avere successo sui social?

Essere sé stessi, costruire un’identità e uno stile preciso. Essere costanti in quello che si fa. Bisogna creare un rapporto concreto con i propri follower. Condividere. Meglio se anche un messaggio oltre che bei sorrisi. Per quanto mi riguarda, tramite i miei viaggi cerco di ispirare le ragazze a trovare il coraggio di viaggiare da sole. Quando mi racconto, parlo della mia quotidianità. E così sono riuscita a creare un mini esercito di lazy trotterelline che mi vogliono bene, e io ne voglio a loro. 

Grazie a quale canale ricevi più richieste lavorative?

Come traduttrice grazie a contatti personali, siti per freelance, annunci online… come blogger attraverso i miei canali: Instagram, Facebook e ovviamente il mio sito.

Cosa vuol dire per una ragazza viaggiare da sola?

Vuol dire innamorarsi di sé stessa. Non basterebbe una vita per parlare di questo argomento – infatti *spoiler alert* sto scrivendo un libro proprio su questo tema, ma non so quanto ci metterò a finirlo… alla fine sono o non sono lazy? Viaggiare da sola significa trovare il coraggio di rompere gli stereotipi e mettersi in gioco. Mantenendo gli occhi aperti, certo, ma diventando il proprio punto di riferimento. Trovo che sia terapeutico per l’anima e il cuore. Lo consiglio a tutte, almeno una volta nella vita.

Come si riconosce una vera viaggiatrice?

Dalla curiosità e dall’apertura verso il prossimo. Non importa quanti paesi hai visitato o quanti confini hai superato se non sei disposta a uscire dalla tua zona di comfort e metterti a confronto con chi è diverso da te. Per come la vedo io in quel caso si tratta di un mero spostamento del proprio corpo e non di un viaggio. Se si mantiene il cuore e la mente aperta non è necessario volare lontano per viaggiare.

 Un consiglio spassionato a chi vuole intraprendere questa strada, ma ancora ci sta pensando:

Fallo! Il solo fatto di pensarci significa che, in fondo al cuore, il tuo istinto ti dice di seguire questa strada. Datti la possibilità di vedere cosa succede. C’ è sempre tempo per tornare indietro.

I tuoi 5 profili instagram del momento:

 @everysteph, appena conosciuta in Thailandia e me ne sono innamorata! 

@closetteblog, fonte quotidiana di ispirazione e divertimento!

@luciadelpasqua, amica da sempre, e grande esempio di chi preferisce la qualità ai numeri.

@agipsyinthekitchen, perché traduco il suo blog e seguo una rubrica a luci rosse per il suo sito, ma soprattutto perché amo il suo approccio.

@manuelavitulli: pugliese doc come me e grande viaggiatrice e storyteller.

@miprendoemiportovia: mi insegna che trovare l’amore della propria vita con cui poter condividere la propria passione per i viaggi è possibile.

E sempre per parlare di amore e viaggi consiglio di seguire anche @voiago.

 

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instagram.com/thelazytrotter

facebook.com/thelazytrotter/

thelazytrotter.com

 

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L’outdoor space designer Derek Castiglioni

L’outdoor space designer Derek Castiglioni

Derek Castiglioni è un outdoor space designer Italiano, in poche parole uno che con le piante e i vasi se la cava niente male. Da Stella McCartney a Campari, infatti, sono tanti i brand che gli hanno affidato i propri esterni, anzi i propri tetti. Già, perché la particolarità di Derek e famiglia sono proprio i giardini pensili. Ma non è tutto, perché Derek poi è impegnato in prima persona in numerosissimi progetti di vario genere. Per dirne uno, ricordiamo la sua installazione alla SoHo Beach House che ha incorniciato l’esibizione dell’innovativa Real Rain di Kohler durante l’ultimo Art Basel di Miami.

Se fossi una pianta quale pianta saresti?

Non è semplice indicare una pianta in particolare, amo le piante di tutti i generi. Se ne dovessi proprio scegliere una, direi il Licuala. Una pianta particolare, dalle foglie grandi, una sorta di palma, che è stata fonte di ispirazione per la creazione di un pattern da me disegnato per la realizzazione di tessuti da esterno.

Ci spieghi meglio in cosa consiste il tuo lavoro?

Creo spazi verdi, sia interni che esterni. E ciò non si limita all’esclusiva scelta di piante, ma anche allo studio degli spazi e dei materiali. Mi piace avere un approccio architettonico: prendo spunto da architetti e designer importanti e poi affino il tutto con lo studio del verde.

Derek Castiglioni-1

Stella McCartney Boutique, Milano. Green installation by Derek Castiglioni.

Perché lanciare il proprio progetto personale, invece che rimanere nell’azienda di famiglia?

A dire il vero non ho mai abbandonato l’azienda di famiglia, nonostante io abbia ben diviso la mia figura da essa. Il nostro è un rapporto di stretta collaborazione. La scelta di voler portare avanti la mia figura in prima persona è stata data dall’esigenza di dare maggior luce all’aspetto progettuale del mio lavoro, con una figura maggiormente snella rispetto ad una struttura aziendale. In questo modo riesco più facilmente a spostarmi in giro per il mondo.

Che ruolo ha il personal branding nel tuo lavoro?

Oggi penso sia fondamentale, ha un ruolo importante tanto quanto fare un buon progetto. Si può dire che, dal punto di vista del mio business, è un progetto dentro al progetto. Non si può pensare di prescindere né da uno né dall’altro.

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Santoni and #TheGreenLife at Rinascente, Milano. Green installation by Derek Castiglioni.

Quanto pensi sia importante la comunicazione digitale oggi?

Penso che la comunicazione oggi sia fondamentale per potersi far conoscere, un aspetto importante per poter allargare il proprio business. La comunicazione digitale è un ottimo mezzo, perché è semplice, immediata ed ha un costo minimo. È uno dei pochi mezzi che ti dà una visibilità globale e il tutto in pochi click. È una cosa fondamentale, per chi come me, vuol far conoscere la propria passione e il proprio lavoro.

Ti hanno aiutato i social nel promuoverti come designer?

Moltissimo, come detto prima, sono facili da utilizzare, veloci e raggiungono veramente tutti.

Curi i tuoi canali da solo o qualcuno se ne occupa per te?

Al momento li curo in prima persona. Oltre ad essere un mezzo importante per il mio lavoro, lo trovo anche un aspetto divertente. Certo, se dovessero crescere ancora i numeri forse sarebbe il caso di affidarsi a qualcuno che lo fa di mestiere!

Derek Castiglioni-3

Restiamo sul semplice, cos’è per te il design?

È lo studio e successivamente la creazione di oggetti, spazi o di qualsiasi cosa che nasca in modo creativo e che vada a dare risposta ad un’esigenza o una funzione.

RP CAVE, Milano. Indoor project by Derek Castiglioni.

Qual è l’installazione che ti ha reso più orgoglioso?

A dire il vero non ho un’installazione preferita. Uno dei piaceri più grandi del mio lavoro è sicuramente la soddisfazione del committente. Rendere possibile un’idea attraverso un progetto ben realizzato e duraturo nel tempo, questo è ciò che mi rende più orgoglioso.

Ma tu ci parli mai con le piante?

Sembrerà da pazzi, ma sì, parlo con le piante, mi affeziono ad esse e penso che siano esseri con una sensibilità e un loro linguaggio.

Dove ti troviamo per questo Salone?

Per questo salone ho curato alcune piccole installazioni, come quella di Kohler a palazzo Bagatti Valsecchi, ma in questo momento mi sto dedicando principalmente ad un progetto nuovo: il lancio di una mia piccola capsule di arredi da esterno che avverrà poco dopo il salone in concomitanza ad orticola.

I tuoi 5 profili Instagram del momento:

@plantsinfocus

@haarkon_

@greenhousehunter

@plantsindecor

@TheJungalow

 

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derekcastiglioni.com

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Laura e Veronica, le cugine ideatrici di PLV Milano

Laura e Veronica, le cugine ideatrici di PLV Milano

Laura Licini e Veronica Pieri sono due cugine milanesi e anche le fortunate ideatrici di PLV Milano, un giovane brand di gioielli che dal 2012 finisce al collo delle donne più belle (e influenti) in circolazione tra web e magazine. PLV Milano – dove P sta per pulsione/passione, L per Laura e V per Veronica – nasce un po’ per gioco, un po’ per passione appunto. Poi però prende il volo e diventa un vero e proprio business soprattutto grazie a quello che ormai può essere considerato il must-have di ogni estate: il ciondolo da 10 gr d’amore.

Laura, ci descrivi Veronica in una riga?

Creativa, curiosa, pignola

Veronica, fai lo stesso per Laura?

Mamma, meticolosa, “tabellina” (è sempre dietro ai numeri di PLV)

Una laureata in economia, l’altra in farmacia… come siete arrivate a fare gioielli?

PLV non nasce da un progetto o un’idea imprenditoriale ma dalla nostra passione per gli accessori e la moda. Tutto è nato per gioco, quasi per caso, quando abbiamo iniziato ad aver voglia di creare qualcosa insieme.

PLV Milano - Galattica

Cos’è plv milano e qual è la sua mission?

PLV Milano è il nostro “laboratorio”, al cui interno sperimentiamo e creiamo quello che più ci piace. La nostra missione è semplice: vogliamo creare bijoux in grado di far sentire ed apparire chi li indossa sempre alla moda.

Come vi dividete il lavoro?

Veronica si occupa della creatività mentre Laura si occupa del lato commerciale.

Ma litigate mai?

No, ci confrontiamo su tutto e… ovvio, capita che si discuta ma basta fermarsi un attimo e parlarsi. Poi si trova sempre la soluzione.

Come realizzate i vostri gioielli?

Veronica realizza il prototipo in laboratorio. Una volta pronto, lo vediamo insieme e creiamo intorno ad esso una storia. Ogni nostro gioiello ha uno story-telling che lo caratterizza e il packaging lo rispetta sempre.

Come siete riuscite a monetizzare la vostra passione?

Siamo partite con un budget minimo per realizzare il nostro primo braccialetto. Da quel momento tutto quello che abbiamo guadagnato lo abbiamo reinvestito per far crescere PLV. Abbiamo introdotto nuovi modelli e collaborato con giovani designer con cui siamo entrate in contatto.

Che ruolo hanno avuto i social nello sviluppo di PLV?

I social, per noi, hanno sempre rappresentato uno strumento di comunicazione importantissimo. Ci hanno permesso di raggiungere un’immediata e notevole visibilità con il minimo investimento. Possiamo tranquillamente dire che PLV è nato prima sui social e grazie a questi è arrivato nei negozi.

PLV Milano - Galattica 3

Com’è stato il prima-dopo essere finite al collo della Ferragni?

Abbiamo avuto la fortuna di raggiungere Chiara Ferragni quando su Instagram eravamo tutti ancora agli inizi. Noi ci stavamo giusto avvicinando con la nostra prima collezione di braccialetti ad instagram e Facebook. Abbiamo pensato di spedire a lei e ad altre fashion blogger/influencer vari braccialetti nella speranza che fossero indossati. Mai ci saremmo mai aspettate quello che è successo. Dopo che lei ha indossato i nostri bracciali, i follower di PLV sono passati in meno di un’ora da cento a trecento!

Quindi, quanto è importante l’influencer marketing?

Oggi l’influencer ha indubbiamente un ruolo chiave nel decretare il successo o il fallimento di un prodotto. Ma come sempre esiste anche il risvolto negativo… Sempre più persone si propongono come influencer quando in realtà non hanno nessuna forza sul digitale. È importante saper distinguere tra chi porta risultati e chi no, soprattutto a fronte delle cifre necessarie per l’investimento.

Quanti grammi d’amore avete diffuso fino ad ora?

Dagli inizi ad oggi, abbiamo distribuito qualche tonnallata di 10 grammi d’amore.

Domandona finale: chi viene prima la carta stampa o il digitale?

Sicuramente digitale.  Purtroppo la carta stampata ha prezzi e rese inferiori. A meno che tu non possa permetterti GRANDI investimenti, cosa che ad oggi non possiamo ancora permetterci.

I vostri 5 account instagram del momento:

@sezane

@missomalondon

@baublebar

@alicesambenati

@meekafinejewelry

Wanna Stalk?

instagram.com/plvmilano/

plvmilanoshop.com

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