Gloria Formenti, founder di Pignacolada

Gloria Formenti, founder di Pignacolada

Gloria Formenti è la fondatrice di Pignacolada, il digital-lab che quest’anno ha lanciato il progetto editoriale che stai leggendo in questo momento 🙂

La carriera della nostra founder inizia 10 anni fa nell’ufficio stampa di Christian Dior, prosegue in Gucci e si sposta poi in Hagakure, prima web agency italiana, dove Gloria ha l’occasione di specializzarsi in digital pr, influencer marketing e strategie digital a 360°. Nel 2015, però, un po’ il destino un po’ l’ambizione spingono Gloria a cercare nuovi orizzonti. Decide quindi di mettersi in proprio e intraprendere la strada della consulenza. Grazie ai risultati raggiunti, all’entusiasmo e al forte desiderio di creare un team sinergico, ben presto Gloria si ritrova in compagnia. Nasce così Pignacolada, una realtà che offre servizi di comunicazione a brand affermati ma soprattutto emergenti. Perché i primi momenti sono quelli che contano e una comunicazione strategica può aiutare a fare il salto di qualità.

3 parole per descriverti:

vulcanica – diretta – pragmatica

3 parole per descrivere Pignacolada:

fresco – originale – al femminile

Cos’è un digital-lab?

Una struttura snella e rapida che aiuta brand emergenti, e non, ad acquisire nuovo valore grazie a comunicazione, strategie e possibilità di new business – tutte rigorosamente digital-friendly.

Perché hai deciso di fondare Pignacolada?

Ho sempre desiderato lavorare con un team affiatato e competente, che però non ho mai trovato. Così ho deciso di crearne uno io: è un gran duro lavoro, ma le soddisfazioni sono tante! Dalla ricerca di un logo e un’immagine coordinata che mi rispecchiasse, alla messa online del sito, alla ricerca delle persone giuste… è una strada lunga, ma si va sempre avanti 🙂

Qual è la tua specializzazione?

PR online e Influencer marketing sono i miei cavalli di battaglia. Mi dedico però molto volentieri anche alla stesura di progetti di branded content in collaborazione con il mio team, per far sì che la ricercatezza e la raffinatezza dei brand con cui lavoriamo emerga a 360°.

Perché l’influencer marketing è importante per i brand?

Perché permette in poco tempo di aumentare esponenzialmente la propria visibilità. Questo però vale solo se dietro c’è una strategia ben definita che punti sia a raccontare il prodotto, che a emozionare il proprio target grazie a collaborazioni con i profili giusti. Altrimenti sono soldi buttati.

Chi sono i primi influencer con cui hai lavorato?

Ricordo con piacere Alessandra Airò, Valentina Siragusa, Eleonora Carisi, Lucia del Pasqua, Filippo Fiora, Laura Grampa, Veronica Falco, Clio Zammatteo e Chiara Cecilia Santamaria. Tra gli stranieri Brian Boy, Leandra Medine, Kelly Framel, Wendy Nguyen, Rumineely, Facehunter. Eravamo gli unici a fare questo lavoro, eravamo giovani e gasatissimi!

Chi hai visto alle origini che ora ha fatto il botto?

Sicuramente Chiara Ferragni, la ricordo agli inizi quando venne a trovarci negli uffici di Hagakure insieme a Riccardo. Volevano realizzare una fragranza in collaborazione con uno dei cliente dell’agenzia, ma il progetto poi non andò in porto. Anche Eleonora Carisi ha fatto la sua bella strada!

Un consiglio dell’esperto per le aziende che si approcciano all’influencer marketing?

Scegliete i giusti consulenti, in giro c’è tanto fumo e poco arrosto. Cercate qualcuno che sia realmente specializzato in digital pr: bisogna essere aggiornati sui trend e sapere come coinvolgere gli Influencer.

E per chi invece prova a diventare Influencer?

Oggi ricavarsi il proprio spazio non è semplice, lo scenario è davvero molto competitivo e affollato.  Con un buon “agente” si può dare un posizionamento al blog ed entrare in contatto con marchi grossi per acquisire maggiore visibilità, sempre a patto che il talent in questione condivida contenuti di valore.

L’errore da non commettere mai?

Non fate marchette! Non fate campagne di influencer con fake follower! Non fatevi suggerire i nomi da altre blogger, le digital pr sono un’altra cosa!

Il prossimo sogno da realizzare?

Ultimamente sono stata in California e sono rimasta colpita da quanto lì le donne facciano riferimento alla propria community sia per generare lavoro che per supportarsi a vicenda. Ecco perché sto pensando di realizzare uno spazio in cui incontrarsi, discutere di tematiche affini e … non vi dico altro, se tutto va bene lo scoprirete entro l’anno. Anzi sarete tutte invitate!

Vuoi parlare con Gloria?

Scrivile una mail a gloria@pignacolada.com con dubbi e desideri, ti risponderà quanto prima.

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Ostello Alpino, Il campo base per le tue avventure

Ostello Alpino, Il campo base per le tue avventure

Nel 2017, a Bormio, è nato un Ostello pensato un po’ per tutti. Un campo base per le avventure dei grandi ma anche dei più piccini e delle loro famiglie. Un punto di ritrovo caldo e accogliente il cui obiettivo principale è far sentire a casa chiunque varchi la sua soglia.

Ostello Alpino, appunto, è un luogo dove la condivisione è fondamento dell’ospitalità. E dove le passioni sono al centro della vita. È il luogo da cui partire la mattina – rigorosamente a pancia piena – alla conquista delle Alpi e dove tornare la sera con una storia da raccontare. La differenza dalle altre strutture? Qui tutti non vedono l’ora di ascoltare le tue gesta!

Ostello Alpino

Allo stesso tempo, Ostello Alpino conosce bene l’importanza della privacy. Non sempre si ha voglia di chiacchierare davanti a un camino… Per questo gli spazi della struttura sono pensati appositamente per dare ai propri ospiti il giusto equilibrio tra condivisione e non. Si può scegliere il comfort di una camera privata, oppure l’emozione di una condivisa. Si può riposare fuori sulle amache o sfidare altri ospiti a calcio balilla. Si può partire per una passeggiata in solitaria, oppure organizzare un’escursione di gruppo. Insomma, qualunque sia la tua idea di relax e divertimento, qui la potrai soddisfare. Vuoi conoscere meglio la struttura? Abbiamo fatto alcune domande ai fondatori di Ostello Alpino, Caterina e Giovanni Bradanini.

Come nasce Ostello Alpino?

Ostello Alpino nasce dall’esigenza di ristrutturazione di un vecchio meublé (B&B). Una proprietà immobiliare ormai commercialmente e strutturalmente obsoleta, carica di problemi ma con tante potenzialità nascoste. C’era la necessità di metterla a frutto in qualche modo, così abbiamo pensato di aprire una casa per i viaggiatori più avventurosi.

Chi si è occupato del design interno ed esterno della struttura?

Giovanni è l’architetto di famiglia ed è proprio da lui che nasce l’idea di Ostello Alpino. Ha saputo vedere oltre la struttura iniziale ed è riuscito a immaginarsi tutto il restyling. Ha ridisegnato gli spazi e reso vivibile e fruibile ogni angolo. Anche gli arredi fissi sono stati tutti disegnati ad hoc da lui. La parte di interior, invece, è stata curata da Caterina, buyer e interior decorator per i negozi di arredo e complementi Metallia a Bormio.

   

Da dove nasce questo amore per lo stile scandinavo?

Entrambi ricercavamo per l’ostello un’idea e un’immagine di semplicità, comfort, luce e attenzione per il dettaglio che effettivamente appartengono allo stile scandinavo. Per Caterina poi oltre che una scelta estetica, il mood scandinavo è uno stile e una scelta di vita. Ci piaceva l’idea di fondere la tradizione alpina con quella nordica, il calore del legno con la leggerezza del bianco e dei colori pastello. Un luogo accogliente, ma funzionale, quasi casa.

Perché scegliere l’Ostello invece che un albergo?

L’Ostello è una scelta esperienziale, che appartiene a uno stile di vita moderno dove viene data più importanza (anche economica) alla qualità delle attività, del cibo e della compagnia piuttosto che al lusso della sistemazione. Il vero lusso ai nostri giorni è la compagnia delle persone, l’arricchimento che queste ci possono dare, la libertà di non avere orari, né restrizioni se non il rispetto per l’altro. L’ostello è anche una scelta smart per le famiglie: prendendo un’intera camerata, una famiglia risparmia e si concede la possibilità di un’esperienza particolare. Un po’ come essere in un rifugio in alta quota ma con più comfort.

Perché è importante la condivisione?

La condivisione è ciò che più manca ai giorni nostri. Isolati dietro a strumenti tecnologici ci perdiamo la bellezza della comunicazione reale. In Ostello, spesso con degli sconosciuti, si riesce ad essere sé stessi completamente, senza maschera… ed è proprio così che si fanno incontri splendidi, senza limiti di età, ceto sociale o provenienza geografica.

Cosa vuol dire lavorare in un Ostello?

Lavorare in un ostello vuol dire svegliarsi presto e andare a dormire tardi, essere multitasking e sempre con il sorriso, gestire con attenzione le tante mansioni ma senza prendersi davvero sul serio. I primi a divertirsi siamo noi, anche se non mancano le difficoltà e le peripezie quotidiane per far funzionare tutto.

Quanto è importante il fattore umano?

È fondamentale: l’Ostello non potrebbe essere tale senza i nostri ragazzi. Ognuno mette le propria energia e le proprie idee e questo si vede in ogni cosa. I viaggiatori se ne accorgono e non vorrebbero più andare via.

Ci sono novità in vista per l’Ostello?

Abbiamo appena aperto la cucina e lanciato “Ostello Food”: un servizio di cucina aperto tutto il giorno (dalle 12 alle 21) – ideale per gli stranieri che non hanno orari o per gli sportivi che tornano sempre affamati, ma perfetto anche per chi vuole rilassarsi godendosi un buon aperitivo a base di tapas fresche in giardino, sotto i grandi alberi illuminati o intorno al fuoco. I piatti sono in linea con l’ostello: di ispirazione nordica ma fedeli alla tradizione italiana, tutti cucinati con prodotti locali, anche a km0 (arrivano dal nostro giardino!). Tutti possono assaggiare queste prelibatezze, la cucina è aperta a ospiti e non!

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Cristina Buonerba, aka The Lazy Trotter

Cristina Buonerba, aka The Lazy Trotter

Cristina Buonerba, AKA The Lazy Trotter, è una travel blogger e nomade digitale italiana. Dopo essersi laureata in Traduzione e Interpretariato di Conferenza parte per un viaggio che forse, alla fine, non è mai finito. Prima in Argentina, poi in Perù, poi in Australia e dopo ancora nel Sud Est Asiatico. Nel 2016 si ferma in Guatemala, dove inizia a lavorare come nomade digitale e capisce immediatamente che quella è la sua strada: fatta di lavoro sì, ma in giro per il mondo. L’abbiamo intercettata alla fine del suo ultimo viaggio in Thailandia per fare quattro chiacchiere con lei su questo mondo che piace un po’ a tutti ma che in pochi sanno come entrarci.

Chi è Lazy Trotter? 

The Lazy Trotter è mio alter ego che descrive perfettamente la mia essenza: quella di una trotterellina un po’ “pigra”. Amo lo slow travel: mi piace viaggiare tanto ma farlo con calma. Difficilmente mi sveglio prima delle 9 del mattino! Salentina nel cuore e nell’accento, cinicamente romantica e costantemente alla ricerca di nuove avventure. Sono amante della razza umana e di tutte le sfumature che rendono questo posto che chiamiamo mondo così dannatamente interessante.

Da dove ci scrivi precisamente?

In questo momento sono comodamente spalmata sulle sedie della sala lounge per sole donne dell’aeroporto di Doha, mentre faccio scalo negli Emirati prima di rientrare a Milano. Ho trascorso un mese in Thailandia, la terra dei sorrisi, e ritornare verso occidente non è mai facile…

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 Aeroporto di Doha.

È possibile vivere viaggiando?

Assolutamente sì, a patto che lo si voglia veramente. La vita da nomade digitale sembra un sogno, questo è vero, ma allo stesso tempo comporta tanti sacrifici. È necessario avere un forte spirito di adattamento ed essere disposti a stare spesso in giro, nella maggior parte dei casi in paesi in cui il costo della vita ti permette di poter vivere e viaggiare senza doversi necessariamente ipotecare la casa. Come in tutto, bisogna essere determinati, motivati e – soprattutto – avere un piano da seguire.

Cosa vuol dire essere una “nomade digitale”?

Significa portarsi il proprio ufficio a spasso per il mondo, rinchiuso nello spazio del proprio computer. Avere un lavoro online che ti permetta di avere massima flessibilità di movimento.

Tutti si chiedono come si faccia, è tanto complicato?

Beh, all’inizio sì, ma come tutti i lavori. Ci vuole del tempo prima di riuscire a costruirsi una base di clienti fissi che si fidino di te. Non ti nascondo che a volte i pagamenti arrivino in ritardo o che ti propongano lavoroni a prezzi stracciati, ma basta essere determinati, imparare a dire di no e farsi valere. Viviamo in un momento storico in cui abbiamo gli strumenti necessari per poter trasformare i nostri sogni in realtà. Bisogna seguirli e non lasciarli rinchiusi nel cassetto, altrimenti corrono il rischio di fare la muffa.

 

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 Chiang Mai, Thailand.

 

Quanti paesi hai visitato?

Ah, non ne ho idea! Credo di essere tra i 40 e i 50 ma, proprio come le storie d’amore e i bicchieri di vino, ho smesso di contare da tempo. Alla fine che importanza ha?

Il luogo più bello da cui hai lavorato?

Credo sia stato proprio in questo viaggio, mentre comodamente distesa sulla mia amaca immersa nella giungla creando un hotspot per internet con il mio cellulare. Oppure ricordo le mattinate trascorse a tradurre e a scrivere in un piccolo caffè di Antigua, in Guatemala, circondata da colibrì, vibrazioni maya e raggi di sole.

 

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Koh Phangan, Haad Yuan Beach, Thailand.

 

Quanto conta il personal branding nel tuo lavoro?

Tantissimo. Devi essere tu a bussare alla porta di nuovi clienti e, soprattutto, devi fare in modo che i tuoi clienti possano fidarsi di te. Ho sempre dei bigliettini da visita nel mio portafogli, sia come traduttrice che come blogger. Viaggiando tanto non sai mai chi potresti incontrare… uno dei miei lavori migliori l’ho trovato a un party a Sydney, tra un mojito e l’altro!

E i social network?

Perché vorresti dirmi che nel 2018 si può fare personal branding senza social media? 🙂

Qual è la cosa fondamentale, secondo te, per avere successo sui social?

Essere sé stessi, costruire un’identità e uno stile preciso. Essere costanti in quello che si fa. Bisogna creare un rapporto concreto con i propri follower. Condividere. Meglio se anche un messaggio oltre che bei sorrisi. Per quanto mi riguarda, tramite i miei viaggi cerco di ispirare le ragazze a trovare il coraggio di viaggiare da sole. Quando mi racconto, parlo della mia quotidianità. E così sono riuscita a creare un mini esercito di lazy trotterelline che mi vogliono bene, e io ne voglio a loro. 

Grazie a quale canale ricevi più richieste lavorative?

Come traduttrice grazie a contatti personali, siti per freelance, annunci online… come blogger attraverso i miei canali: Instagram, Facebook e ovviamente il mio sito.

Cosa vuol dire per una ragazza viaggiare da sola?

Vuol dire innamorarsi di sé stessa. Non basterebbe una vita per parlare di questo argomento – infatti *spoiler alert* sto scrivendo un libro proprio su questo tema, ma non so quanto ci metterò a finirlo… alla fine sono o non sono lazy? Viaggiare da sola significa trovare il coraggio di rompere gli stereotipi e mettersi in gioco. Mantenendo gli occhi aperti, certo, ma diventando il proprio punto di riferimento. Trovo che sia terapeutico per l’anima e il cuore. Lo consiglio a tutte, almeno una volta nella vita.

Come si riconosce una vera viaggiatrice?

Dalla curiosità e dall’apertura verso il prossimo. Non importa quanti paesi hai visitato o quanti confini hai superato se non sei disposta a uscire dalla tua zona di comfort e metterti a confronto con chi è diverso da te. Per come la vedo io in quel caso si tratta di un mero spostamento del proprio corpo e non di un viaggio. Se si mantiene il cuore e la mente aperta non è necessario volare lontano per viaggiare.

 Un consiglio spassionato a chi vuole intraprendere questa strada, ma ancora ci sta pensando:

Fallo! Il solo fatto di pensarci significa che, in fondo al cuore, il tuo istinto ti dice di seguire questa strada. Datti la possibilità di vedere cosa succede. C’ è sempre tempo per tornare indietro.

I tuoi 5 profili instagram del momento:

 @everysteph, appena conosciuta in Thailandia e me ne sono innamorata! 

@closetteblog, fonte quotidiana di ispirazione e divertimento!

@luciadelpasqua, amica da sempre, e grande esempio di chi preferisce la qualità ai numeri.

@agipsyinthekitchen, perché traduco il suo blog e seguo una rubrica a luci rosse per il suo sito, ma soprattutto perché amo il suo approccio.

@manuelavitulli: pugliese doc come me e grande viaggiatrice e storyteller.

@miprendoemiportovia: mi insegna che trovare l’amore della propria vita con cui poter condividere la propria passione per i viaggi è possibile.

E sempre per parlare di amore e viaggi consiglio di seguire anche @voiago.

 

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thelazytrotter.com

 

Sogni di diventare un nomade digitale? 

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Contattaci per scoprire come realizzare le strategie migliori per promuovere il tuo progetto.

 

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L’outdoor space designer Derek Castiglioni

L’outdoor space designer Derek Castiglioni

Derek Castiglioni è un outdoor space designer Italiano, in poche parole uno che con le piante e i vasi se la cava niente male. Da Stella McCartney a Campari, infatti, sono tanti i brand che gli hanno affidato i propri esterni, anzi i propri tetti. Già, perché la particolarità di Derek e famiglia sono proprio i giardini pensili. Ma non è tutto, perché Derek poi è impegnato in prima persona in numerosissimi progetti di vario genere. Per dirne uno, ricordiamo la sua installazione alla SoHo Beach House che ha incorniciato l’esibizione dell’innovativa Real Rain di Kohler durante l’ultimo Art Basel di Miami.

Se fossi una pianta quale pianta saresti?

Non è semplice indicare una pianta in particolare, amo le piante di tutti i generi. Se ne dovessi proprio scegliere una, direi il Licuala. Una pianta particolare, dalle foglie grandi, una sorta di palma, che è stata fonte di ispirazione per la creazione di un pattern da me disegnato per la realizzazione di tessuti da esterno.

Ci spieghi meglio in cosa consiste il tuo lavoro?

Creo spazi verdi, sia interni che esterni. E ciò non si limita all’esclusiva scelta di piante, ma anche allo studio degli spazi e dei materiali. Mi piace avere un approccio architettonico: prendo spunto da architetti e designer importanti e poi affino il tutto con lo studio del verde.

Derek Castiglioni-1

Stella McCartney Boutique, Milano. Green installation by Derek Castiglioni.

Perché lanciare il proprio progetto personale, invece che rimanere nell’azienda di famiglia?

A dire il vero non ho mai abbandonato l’azienda di famiglia, nonostante io abbia ben diviso la mia figura da essa. Il nostro è un rapporto di stretta collaborazione. La scelta di voler portare avanti la mia figura in prima persona è stata data dall’esigenza di dare maggior luce all’aspetto progettuale del mio lavoro, con una figura maggiormente snella rispetto ad una struttura aziendale. In questo modo riesco più facilmente a spostarmi in giro per il mondo.

Che ruolo ha il personal branding nel tuo lavoro?

Oggi penso sia fondamentale, ha un ruolo importante tanto quanto fare un buon progetto. Si può dire che, dal punto di vista del mio business, è un progetto dentro al progetto. Non si può pensare di prescindere né da uno né dall’altro.

Santoni_LaRinascente_DerekCastiglioni

Santoni and #TheGreenLife at Rinascente, Milano. Green installation by Derek Castiglioni.

Quanto pensi sia importante la comunicazione digitale oggi?

Penso che la comunicazione oggi sia fondamentale per potersi far conoscere, un aspetto importante per poter allargare il proprio business. La comunicazione digitale è un ottimo mezzo, perché è semplice, immediata ed ha un costo minimo. È uno dei pochi mezzi che ti dà una visibilità globale e il tutto in pochi click. È una cosa fondamentale, per chi come me, vuol far conoscere la propria passione e il proprio lavoro.

Ti hanno aiutato i social nel promuoverti come designer?

Moltissimo, come detto prima, sono facili da utilizzare, veloci e raggiungono veramente tutti.

Curi i tuoi canali da solo o qualcuno se ne occupa per te?

Al momento li curo in prima persona. Oltre ad essere un mezzo importante per il mio lavoro, lo trovo anche un aspetto divertente. Certo, se dovessero crescere ancora i numeri forse sarebbe il caso di affidarsi a qualcuno che lo fa di mestiere!

Derek Castiglioni-3

Restiamo sul semplice, cos’è per te il design?

È lo studio e successivamente la creazione di oggetti, spazi o di qualsiasi cosa che nasca in modo creativo e che vada a dare risposta ad un’esigenza o una funzione.

RP CAVE, Milano. Indoor project by Derek Castiglioni.

Qual è l’installazione che ti ha reso più orgoglioso?

A dire il vero non ho un’installazione preferita. Uno dei piaceri più grandi del mio lavoro è sicuramente la soddisfazione del committente. Rendere possibile un’idea attraverso un progetto ben realizzato e duraturo nel tempo, questo è ciò che mi rende più orgoglioso.

Ma tu ci parli mai con le piante?

Sembrerà da pazzi, ma sì, parlo con le piante, mi affeziono ad esse e penso che siano esseri con una sensibilità e un loro linguaggio.

Dove ti troviamo per questo Salone?

Per questo salone ho curato alcune piccole installazioni, come quella di Kohler a palazzo Bagatti Valsecchi, ma in questo momento mi sto dedicando principalmente ad un progetto nuovo: il lancio di una mia piccola capsule di arredi da esterno che avverrà poco dopo il salone in concomitanza ad orticola.

I tuoi 5 profili Instagram del momento:

@plantsinfocus

@haarkon_

@greenhousehunter

@plantsindecor

@TheJungalow

 

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derekcastiglioni.com

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Ogni progetto ha bisogno di essere rappresentato dal suo ideatore. Mai sentito parlare di personal branding?

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Laura e Veronica, le cugine ideatrici di PLV Milano

Laura e Veronica, le cugine ideatrici di PLV Milano

Laura Licini e Veronica Pieri sono due cugine milanesi e anche le fortunate ideatrici di PLV Milano, un giovane brand di gioielli che dal 2012 finisce al collo delle donne più belle (e influenti) in circolazione tra web e magazine. PLV Milano – dove P sta per pulsione/passione, L per Laura e V per Veronica – nasce un po’ per gioco, un po’ per passione appunto. Poi però prende il volo e diventa un vero e proprio business soprattutto grazie a quello che ormai può essere considerato il must-have di ogni estate: il ciondolo da 10 gr d’amore.

Laura, ci descrivi Veronica in una riga?

Creativa, curiosa, pignola

Veronica, fai lo stesso per Laura?

Mamma, meticolosa, “tabellina” (è sempre dietro ai numeri di PLV)

Una laureata in economia, l’altra in farmacia… come siete arrivate a fare gioielli?

PLV non nasce da un progetto o un’idea imprenditoriale ma dalla nostra passione per gli accessori e la moda. Tutto è nato per gioco, quasi per caso, quando abbiamo iniziato ad aver voglia di creare qualcosa insieme.

PLV Milano - Galattica

Cos’è plv milano e qual è la sua mission?

PLV Milano è il nostro “laboratorio”, al cui interno sperimentiamo e creiamo quello che più ci piace. La nostra missione è semplice: vogliamo creare bijoux in grado di far sentire ed apparire chi li indossa sempre alla moda.

Come vi dividete il lavoro?

Veronica si occupa della creatività mentre Laura si occupa del lato commerciale.

Ma litigate mai?

No, ci confrontiamo su tutto e… ovvio, capita che si discuta ma basta fermarsi un attimo e parlarsi. Poi si trova sempre la soluzione.

Come realizzate i vostri gioielli?

Veronica realizza il prototipo in laboratorio. Una volta pronto, lo vediamo insieme e creiamo intorno ad esso una storia. Ogni nostro gioiello ha uno story-telling che lo caratterizza e il packaging lo rispetta sempre.

Come siete riuscite a monetizzare la vostra passione?

Siamo partite con un budget minimo per realizzare il nostro primo braccialetto. Da quel momento tutto quello che abbiamo guadagnato lo abbiamo reinvestito per far crescere PLV. Abbiamo introdotto nuovi modelli e collaborato con giovani designer con cui siamo entrate in contatto.

Che ruolo hanno avuto i social nello sviluppo di PLV?

I social, per noi, hanno sempre rappresentato uno strumento di comunicazione importantissimo. Ci hanno permesso di raggiungere un’immediata e notevole visibilità con il minimo investimento. Possiamo tranquillamente dire che PLV è nato prima sui social e grazie a questi è arrivato nei negozi.

PLV Milano - Galattica 3

Com’è stato il prima-dopo essere finite al collo della Ferragni?

Abbiamo avuto la fortuna di raggiungere Chiara Ferragni quando su Instagram eravamo tutti ancora agli inizi. Noi ci stavamo giusto avvicinando con la nostra prima collezione di braccialetti ad instagram e Facebook. Abbiamo pensato di spedire a lei e ad altre fashion blogger/influencer vari braccialetti nella speranza che fossero indossati. Mai ci saremmo mai aspettate quello che è successo. Dopo che lei ha indossato i nostri bracciali, i follower di PLV sono passati in meno di un’ora da cento a trecento!

Quindi, quanto è importante l’influencer marketing?

Oggi l’influencer ha indubbiamente un ruolo chiave nel decretare il successo o il fallimento di un prodotto. Ma come sempre esiste anche il risvolto negativo… Sempre più persone si propongono come influencer quando in realtà non hanno nessuna forza sul digitale. È importante saper distinguere tra chi porta risultati e chi no, soprattutto a fronte delle cifre necessarie per l’investimento.

Quanti grammi d’amore avete diffuso fino ad ora?

Dagli inizi ad oggi, abbiamo distribuito qualche tonnallata di 10 grammi d’amore.

Domandona finale: chi viene prima la carta stampa o il digitale?

Sicuramente digitale.  Purtroppo la carta stampata ha prezzi e rese inferiori. A meno che tu non possa permetterti GRANDI investimenti, cosa che ad oggi non possiamo ancora permetterci.

I vostri 5 account instagram del momento:

@sezane

@missomalondon

@baublebar

@alicesambenati

@meekafinejewelry

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instagram.com/plvmilano/

plvmilanoshop.com

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